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Nella top 200 del ranking mondiale ci sono solo due università italiane

Nella top 200 del ranking mondiale ci sono solo due università italiane

A salvare la faccia delle università italiane ci pensa Pisa. La Normale e San’Anna della “top 200”. #FacceCaso. Meno male che ci pensa Pisa a tenere a

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A salvare la faccia delle università italiane ci pensa Pisa. La Normale e San’Anna della “top 200”. #FacceCaso.

Meno male che ci pensa Pisa a tenere alto il nome delle università italiane. I due atenei che si aggiudicano un posto nella top 200 del ranking secondo la classifica diffusa dalla rivista inglese Times Higher Education sono la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna. Oltre il duecentesimo posto, troviamo Bologna, il Politecnico di Milano, la Libera Università di Bolzano e per finire la Sapienza. La classifica premia le università con almeno mille pubblicazioni in Scopus nell’arco di 5 anni, indipendentemente dal numero dei docenti dell’ateneo. Le due scuole superiori di Pisa, si qualificano come prestigiosi punti di riferimento nazionali. Gli unici, secondo questa classifica anglosassone che premia, tarati sui suoi parametri, soprattutto università angloamericane.

Pierdomenico Perata, rettore della Sant’Anna, commenta così la classifica mondiale: “Insieme alla Normale manteniamo le nostre posizioni per l’Italia, a fronte di un aumento degli atenei presi in esame, confermandoci nella top 200 mondiale. L’Italia è il paese europeo con i minori investimenti in ricerca e pure il nostro sistema di formazione e ricerca ha confermato di essere competitivo e, visti i requisiti stringenti per essere ammessi, è già una notizia positiva che sia aumentato il numero di università del nostro paese presi in considerazione dal ranking. Ma è altrettanto chiaro che senza una inversione di tendenza nel finanziamento della ricerca e dell’università, seguendo rigorosi criteri di merito, Italia non riuscirà a evitare il declino della formazione universitaria e della ricerca scientifica. Che condannerà il nostro paese ad un futuro tutt’altro che roseo, soprattutto per le nuove generazioni. #FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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