È giusto sacrificare gli studenti anche se per una causa lecita?

È giusto sacrificare gli studenti anche se per una causa lecita?

Secondo il ministro Fedeli le modalità di svolgimento dello sciopero hanno raggiunto un grado accettabile di tutela degli studenti. Anche secondo mol

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Secondo il ministro Fedeli le modalità di svolgimento dello sciopero hanno raggiunto un grado accettabile di tutela degli studenti.

Anche secondo molti professori che promettono di cercare di danneggiare il meno possibile i propri studenti. Un danno sarà però inevitabile, non resterà che quantificarlo

Dopo essere stato acclamato, e inizialmente preso quasi per uno scherzo, lo sciopero dei professori universitari inizia a far parlare di sé. Da settimane ormai le associazioni studentesche puntano il dito contro la “casta”, quei professori, tanti (circa 5.444), che hanno deciso di difendere il proprio diritto allo sblocco degli scatti retributivi, ormai fermo al 2011, mentre per tutti gli altri dipendenti pubblici si è già provveduto all’adeguamento.

La sessione autunnale sta per iniziare e i giovani universitari si troveranno faccia a faccia con il mostro, costretti ad affrontarlo saltando il primo appello di quelli previsti per la materia.
Il ministro dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli si è già espressa sul tema, recentemente in un’intervista su Radio24 (di cui avevamo parlato QUI), durante la quale ha anche affermato: “La sostanza la condivido e ci stiamo lavorando dall’inizio […] Il Governo, la maggioranza e il Parlamento devono fare scelte di priorità. C’è un nesso tra mettere al centro il futuro positivo di lavoro delle giovani generazioni… con i percorsi formativi e con chi qualitativamente li deve garantire, il personale docente”.

La Fedeli ha avuto modo di intervenire anche sulle modalità previste per lo sciopero, non condivise inizialmente e sulle quali si è trovato un accordo solo a seguito dell’intervento dell’Autorità di Garanzia degli scioperi: “mi aveva colpito che la forma di lotta fosse quella di penalizzare, almeno così appariva due mesi fa, gli studenti che sono invece le funzioni per cui ci sono i docenti universitari”.

Il tema è stato ripreso, tra i tanti, anche da Marina Boscaino, insegnante di Italiano e Latino in un liceo classico di Roma che collabora spesso con “Il Fatto Quotidiano” in tema di istruzione, scuola e università.

“L’inedita e opportuna mobilitazione dei docenti universitari che sciopereranno contro il blocco degli scatti stipendiali del periodo 2011-2015 non dovrebbe appellarsi alla dignità della docenza universitaria, ma alla dignità dell’università tout court. […] Parliamo, insomma, non soltanto di una pur legittima rivendicazione salariale, ma dell’intera esperienza e valenza dell’università pubblica nel nostro paese […] Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio attacco al sistema formativo pubblico”.

Questa la posizione della Boscaino espressa anche nelle righe de “Il Fatto Quotidiano”, del resto comprensibile, non solo per solidarietà professionale ma per oggettiva valenza. Qualcuno, però, ha pensato agli studenti? L’ultima ruota di questo carrozzone (l’università) che perde sempre più pezzi (tra sprechi, tagli, nepotismo e altro ancora).
Secondo il ministro Fedeli si, infatti la speciale modalità dello sciopero sarebbe il frutto della considerazione di non poter fare ricadere le colpe di altri sugli studenti.

Purtroppo però, a parere di chi scrive (anche egli laureato), come di tantissimi altri studenti universitari in tutta Italia, lo sciopero avrà pesanti conseguenze, soprattutto su determinate categorie di studenti. Come farà chi ad un esame dalla laurea non riuscirà magari a passarlo, senza avere la possibilità di riprovarlo una seconda volta? Stesso discorso per gli studenti Erasmus che, come è risaputo, cercano di sostenere qualche esame “in patria” prima di ripartire? Ma come faranno anche tutti quelli studenti che, inevitabilmente, subiranno un rallentamento nel loro percorso di studi, magari in difficili situazioni economiche?
Chi garantirà la completa tutela degli studenti, a vantaggio della carriera dei professori (trattandosi comunque di una battaglia lecita)?

E chi garantirà invece tutti i giorni gli studenti dai (non rari) comportamenti discutibili e poco rispettosi dei docenti? Anche loro, pagando, non avrebbero diritto a ricevere un servizio consono e rispettoso delle aspettative?

#FacceCaso

Lorenzo Maria Lucarelli

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