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Dalla protesta in Ungheria alla situazione in Italia

Dalla protesta in Ungheria alla situazione in Italia

In piazza a Budapest sono scese 15.000 persone per protestare contro la nuova “legge schiavitù” voluta dal presidente d’ Ungheria Orban. E per noi gio

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In piazza a Budapest sono scese 15.000 persone per protestare contro la nuova “legge schiavitù” voluta dal presidente d’ Ungheria Orban. E per noi giovani in Italia che si fa?

La cosiddetta “Legge schiavitù” è stata firmata in Ungheria definitivamente dal capo dello Stato, Janos Ader, dopo essere stata voluta dal governo di Viktor Orban. Essa prevede la possibilità per i datori di lavoro di chiedere ai loro dipendenti di svolgere fino a 400 ore di straordinario all’anno e di ritardarne il pagamento anche per tre anni. Si tratterebbe di un aumento considerevole del potere di trattativa e controllo dei datori di lavoro sui dipendenti, almeno secondo coloro che protestano.

Tale nuova misura viene apertamente contesta da sindacati, opposizioni, associazioni civili e giovani, che sono scesi complessivamente in 15.000 nelle strade di Budapest per manifestare il proprio dissenso.
Proseguite per più giorni della settimana appena trascorsa, erano state scoraggiate dalla polizia con cariche e lanci di gas lacrimogeni. Ma ciò non è stato sufficiente a fermare i manifestanti, che gridano per invocare diritti del lavoro secondo loro calpestati da tale legge.
Ma a prescindere dalla posizione assunta da chi protesta, sappiamo che molti giovani ungheresi hanno deciso di far sentire la propria voce, temendo anche per il futuro lavorativo che è comunque sempre in bilico, seppur in un paese che ha avuto una fortissima crescita economica e di occupazione.

Certo, una cosa ci fa riflettere. In Italia quanto siamo poco disposti a protestare? Zero, nulla. Noi giovani non siamo più consci di quanto poco futuro nel lavoro ci sia per noi in questo paese. Per anni i nostri corrispettivi più grandi sono sempre stati pronti a protestare per molte stupidaggini, per far sentire il dissenso di passati governi, contro Berlusconi in particolare, ma nessuno ha saputo fare un’analisi critica sul lavoro.

Le prospettive di lavoro sono in calo per un decennio e lo sarà per il prossimo, nostri coetanei vanno a lavorare all’esterno decine di migliaia ogni anno. Ma noi sembriamo una generazione di rassegnati. Nemmeno siamo disposti a combattere di fronte a numeri che parlano ancora di tasso di disoccupazione giovanile superiore al 30%, secondi come peggiori in Europa solo alla Grecia. Però di segni di dissenso, nemmeno l’ombra, di segni di misure del Governo per pensare a un progetto futuro di cambio di tendenza, zero.
Le proteste si fanno in Ungheria, e ci piace osannarle quando le vediamo svolgersi attraverso foto e video su Instagram e Facebook. Ma guai a dire qualcosa per noi stessi. Prima devo finire di giocare alla Play.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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