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Giovani e lavoro, perché i governi non spendono i soldi dell’UE?

Giovani e lavoro, perché i governi non spendono i soldi dell’UE?

Ancora non molto bene le politiche giovanili dei governi. Eppure i soldi ci sono, li dà l'Europa! Di Stefano Di Foggia Sono ormai in tanti ad avvertir

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Ancora non molto bene le politiche giovanili dei governi. Eppure i soldi ci sono, li dà l’Europa!

Di Stefano Di Foggia

Sono ormai in tanti ad avvertire e segnalare la distanza tra giovani e società politica: i governi però non riescono ad inserire i temi della condizione delle nuove generazioni nell’agenda delle priorità.
Non solo non ci sono progetti politici incentrati sul lavoro dei giovani ma la comunicazione e l’informazione sono sempre più sopite. Eppure, nell’attesa di uno sperato risveglio, la distanza aumenta e invece le politiche del lavoro potrebbero invertire la tendenza.

Il fenomeno è ben visibile se si guardano i dati elettorali, il numero dei giovani disoccupati fa pendant con l’aumento del tasso di astensione al voto.

Entrambe le cose sono sintomi dell’interruzione di una relazione.

Una delle notizie che ha fatto clamore in Europa è stata quella relativa al programma “Garanzia Giovani”.

Dei soldi stanziati da Bruxelles ben 8 paesi ne hanno spesi meno del 30%. L’Italia invece, come avevamo già raccontato, ha fatto i compiti.

Sono stati attivati tirocini presso aziende del territorio e i risultati sono stati soddisfacenti, un terzo dei partecipanti infatti è stato poi assunto.

In tutta Europa però solo 118mila giovani hanno trovato un impiego e ben 115mila indipendentemente dal progetto.

Probabilmente si è rivolto alle persone sbagliate, solo il 35% veniva dal gruppo degli inattivi. I governi si sono difesi sostenendo che se anche i risultati non sono stati quelli sperati, “Garanzia Giovani” è comunque servita ad avvicinare un milione di persone al mondo del lavoro.

Una situazione analoga si sta verificando con l’Anpal, un progetto per rimodernizzare i sistemi di collocamento e armonizzarli con le agenzie private del lavoro. Tutto sarebbe dovuto partire a gennaio ma ad oggi ancora mancano gli atti formali per attivarlo.
È chiaro che la soluzione non si basa unicamente su queste iniziative, che la distanza e il senso di disuguaglianza nella società non saranno risolti semplicemente con l’Anpal.

Ma è pur vero che non adoperare nemmeno i fondi forniti dall’UE sembra un brutto paradosso.

Di Stefano Di Foggia

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