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Dottorati di ricerca: persi più della metà dal 2007

Dottorati di ricerca: persi più della metà dal 2007

I dottorati di ricerca, con relativi assegnisti e bandi, diminuiscono a vista d'occhio. In controtendenza con tutta Europa che ci guarda dall'alto. I

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I dottorati di ricerca, con relativi assegnisti e bandi, diminuiscono a vista d’occhio. In controtendenza con tutta Europa che ci guarda dall’alto.

I dottorati di ricerca diminuiscono a vista d’occhio. Dati alla mano, il nostro è tra gli ultimi paesi europei ad investire nella ricerca. E non è tutto, perché tra pochi anni, ben 9 assegnisti su 10 rischiano il licenziamento, mancando i fondi per mantenerne gli “stipendi”. Dove finiremo? Questo nessuno lo sa, ma c’è da scommettere che un paese senza ricerca è un paese povero. Non solo di cultura.
Un po’ di dati…

Secondo l’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia), i posti di dottorato banditi nel 2018 sono in calo rispetto all’anno precedente: parliamo di 9288 posti nel 2017, cui sono seguiti gli 8960 del 2018. Lasciate stare il calcolo, ve lo facciamo noi: 328 posti in meno, circa il 3,5%.

Vabbè ma che sarà mai, il 3,5% è pochissimo!

È un numero relativamente basso, vero. O quasi vero. Perché se è vero (abbiamo detto vero?) che dal 2017 al ’18 la flessione è stata del 3,5%, è altresì da registrare che dal 2007 i posti di dottorato banditi si sono ridotti addirittura del 43,4%.

Praticamente la metà. E questa è una media su scala nazionale, badate bene. Perché, come al solito, il Sud ha risentito decisamente più del Nord del calo di bandi. Infatti, a fronte di una perdita del Nord del 37% di posti, al Sud è stato calcolato manchino al totale circa il 55,5% delle borse. Più di una su due.

Il futuro è da riscrivere

E per il futuro, i segnali non sono incoraggianti, ma altamente preoccupanti: sempre secondo l’indagine compiuta dall’ADI, il 90,5% degli assegnisti verrà espulso dall’università dopo uno o più assegni.

Significa che viviamo in un paese in cui la ricerca è l’ultimo dei nostri pensieri. E pensare che viviamo “dentro” la storia, ricchi come siamo di risorse culturali, artistiche e naturali. Ma evidentemente a chi sta lassù, e non certo intendiamo Dio ma i bei sederoni in poltrona, poco importa della storia.

A Loro interessa solo il, Loro, presente.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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