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All’università di Catania mancano cadaveri

All’università di Catania mancano cadaveri

L'istituto di medicina legale dell'università di Catania è a corto di cadaveri per le esercitazioni degli studenti nelle pratiche chirurgiche. È un l

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L’istituto di medicina legale dell’università di Catania è a corto di cadaveri per le esercitazioni degli studenti nelle pratiche chirurgiche.

È un lavoro duro, ma qualcuno deve pur farlo. Il facchino? Il minatore? No, la cavia per gli studenti di medicina. Per questo, quel “qualcuno” sarebbe meglio se fosse già morto. A quanto pare però all’Università di Catania hanno qualche problema sotto questo punto di vista. Nel senso che sono rimasti a corto di cadaveri su cui far esercitare i laureandi. La faccenda, a metà tra il macabro e il ridicolo, è in realtà molto seria. La “materia prima” in teoria è biologicamente impossibile che venga a mancare. Ma in pratica, quando di mezzo ci si mettono il pregiudizio e la burocrazia, anche la cosa più normale del mondo diventa incredibilmente complessa.

Innanzitutto, pochi sanno che si può disporre del proprio corpo anche dopo la morte. Eh sì, i cadaveri possono essere utilissimi! Semplificando, è possibile indicare nel testamento la volontà di donare le proprie spoglie dopo il decesso, per avviarle alla dissezione a fini scientifici.

Tale pratica, per altro, nell’ ‘800 era molto diffusa proprio nel capoluogo etneo. Tanto che si aprì, a spese dello stesso ateneo un vero e proprio museo di anatomia: il “Teatro Anatomico”. Oggi invece, la poca chiarezza delle norme è tra le cause del quasi totale azzeramento delle donazioni. L’altro fattore invece è culturale. Indubbiamente non è un argomento di cui fa piacere parlare. In più, alla sensibilità emotiva dei congiunti del defunto si aggiungono le questioni religiose. Ma, almeno su quest’ultimo punto, è bene sapere che, sempre sulla base della legge, si può anche chiedere la riconsegna del medesimo corpo per il funerale e la definitiva sepoltura. Si tratterebbe solo di rimandare di qualche settimana le celebrazioni.

La necessità di un dibattito

La questione porta con sé un aspetto socialmente cruciale. E a sottolinearlo ci pensa il professor Cristoforo Pomara, medico legale e direttore dell’Istituto di Medicina legale della città siciliana. Una autentica autorità in materia, che si chiede: “Immaginiamo un futuro nel quale gli aspiranti chirurghi si confronteranno con le macchine e opereranno attraverso i robot confortati dai processi dell’imaging. Ma, anche ipotizzando il più roseo degli avvenire, se pur poche centinaia di volte si dovesse operare in maniera tradizionale, chi saprebbe più operare a quel modo senza avere lavorato su un uomo vero e quindi su un cadavere?

Oggi, grazie alla tecnologia, gli studenti di Medicina, cioè i medici e chirurghi di domani, si esercitano su modelli, modellini, simulazioni e ricostruzioni in 3D. Eppure il docente ci tiene a sottolineare l’importanza del campo pratico. In passato le grandi scoperte in campo medico-scientifico sono tutte partite da studi tanatologici. “Studi autoptici e scientifici sugli insuccessi chirurgici – evidenzia ancora il dottor Pomara – hanno permesso, per esempio, di arrivare alla realizzazione di protesi e stent sempre più sofisticati“. Poi aggiunge: “E voi da chi vorreste essere operati: da chi ha studiato sul robot o chi ha osservato e fatto pratica in real life su un corpo umano?”

Da qui la richiesta che si apra al più presto un serio dibattito culturale sul tema. E che a questo si dia di riflesso una risposta istituzionale concreta.

Intanto dal comune, l’assessore alla Sanità e ai Servizi cimiteriali Giuseppe Arcidiacono ha già fatto sapere che presto sarà ristrutturata e concessa in comodato d’uso all’Università la sala autoptica del cimitero di Catania. Allo stesso tempo, al Parlamento siciliano è stato lanciato dallo stesso professore l’appello per uno snellimento e una chiarificazione delle norme sul consenso informato per la donazione del corpo.

E quindi sì giovany, non sottovalutiamo i cadaveri!

 

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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