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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo album di Piro

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo album di Piro

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono è Piro a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo album. Esce v

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono è Piro a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo album.

Esce venerdì 16 giugno con distribuzione The Orchard, “Sintonia”, il nuovo album di Piro (al secolo Alberto Piromallo Capece Piscicelli). Anticipato dai singoli “Lampo” e “Milioni”, il disco del cantautore romano ci accompagna in una profonda riflessione sul concetto di compatibilità, in un continuo susseguirsi di emozioni contrastanti che sfociano in “Notturno”, una cover di Riccardo Cocciante che ricorda il giusto senso dell’equilibrio e cosa lo mantiene alla base.

Abbiamo colto l’occasione per scambiare qualche parola con Piro e farci raccontare qualcosa sul suo progetto

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa sul tuo percorso scolastico.
Che dire, abbastanza variegato: ho fatto il liceo classico e il DAMS. Poi dopo aver interrotto musicologia ho seguito un corso di cucina professionale, un master sull’industria musicale e uno in risorse umane.

E che tipo di rapporto hai invece con lo studio della musica? Si può fare musica senza studiarla?
Ho studiato chitarra dalle elementari, un anno di piano giusto per capire come suonicchiarlo e un po’ di canto. Non penso sia necessario studiare musica con un maestro se si vogliono scrivere canzoni pop, si può anche essere autodidatta. Però sempre di studio si tratta, poi la cosa fondamentale è analizzare i grandi artisti di riferimento e vedere bene come costruiscono le loro canzoni.

Hai voglia di parlarci del tipo di strumentazione che hai usato nel tuo album “Sintonia”?
A parte le voci e le chitarre, sia elettriche che acustiche, il resto è tutto campionato. Sono comunque strumenti veri, tra cui archi, trombe, basso elettrico, batteria acustica e qualche synth.

Quanto ci hai messo a ultimare questo disco e quali sono state le maggiori difficoltà?
Ci ho messo nel complesso un paio d’anni. Le maggiori difficoltà sono sempre durante il mix finale, soprattutto delle voci. Senza contare tutte le altre cose come fare le grafiche, le foto, l’ufficio stampa ecc.

Ci lasci con un consiglio per i giovani che vorrebbero avviare un loro progetto musicale?
Capire cosa vogliono dire e com’è il loro modo di dirlo, guardando sempre sia a quello che è stato fatto sia a quello che si sta facendo in questo momento in campo musicale.

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