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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo dei Bosco

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo dei Bosco

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Bosco a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo. I B

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Bosco a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.

I Bosco tornano con un nuovo singolo che porta il nome di “Leica”, fuori da venerdì 26 gennaio 2024, una canzone commovente che tratta il tema di Cernobyl e la celebre macchina fotografica. La canzone racconta di un’immaginaria scena del 1986, anno di nascita della Leica, in un periodo in cui le persone si trovavano a scattare foto, ignare del disastro che si stava per verificare, senza sapere che non sarebbero mai state meglio di così.

Con sonorità simili a quelle di artisti come Niccolò Fabi, Bianco, Baustelle, Brunori e I Cani, i Bosco creano ballate emozionanti sui synth elettronici, intrecciando diverse voci e loop musicali. Il singolo “Leica”, pubblicato e distribuito da McFly Dischi / Visory Records, è un inno all’amore e alla nostalgia, e con il suo tocco malinconico, riesce a mettere in musica ricordi e rimpianti di grande impatto emotivo.

Noi abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con loro, e siamo partiti come spesso accade dal loro percorso scolastico.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che chiedervi qual è stato il vostro percorso scolastico. Com’è andata?
Abbiamo percorsi scolastici diversi, c’è chi si è laureato e chi invece ha iniziato subito a lavorare, per quanto mi riguarda sono sempre stato uno studente medio, potevo dare di più, sicuramente, qualche rimpianto ce l’ho, ma dedicavo tanto tempo a scrivere dei testi decisamente brutti finché non ho trovato la via e con la testa ero già fuori dal mio istituto tecnico sperimentale della periferia romana.

E con lo studio della musica che tipo di rapporto avete? È vera quella cosa che a volte si dice, che non si può fare musica senza prima studiarla?
Ogni tanto riprendiamo a studiare qualcosa, il tempo è il fattore fondamentale, manca, sempre. La musica è una cura, è l’unico modo che conosco per esprimermi e questa necessità, questa forza non è indirizzabile dallo studio, o meglio, si può essere grandissimi esecutori ed è sempre un modo di esprimersi anche lì, ma la dirompenza che ha una frase di getto scritta in 2 minuti che magari racchiude tutto il tuo pezzetto di vita è abbagliante.

Tra i vostri riferimenti musicali, anche i Baustelle e Niccolò Fabi e simili. Tutti progetti che non tengono in conto di numeri, algoritmi e playlist. Vi muovete anche voi con questa mentalità, anche se siete degli emergenti?
È davvero difficile non farne parte ma ti direi di si, ci muoviamo assolutamente con questa mentalità e lasciamo in mano a chi sa gestire meglio di noi tutta questa wave (SMM, etichetta, ufficio stampa ecc.…) non potremmo farne a meno e sanno fare decisamente il loro lavoro. Noi non siamo in grado di adeguarci a queste logiche, valutare un successo dagli stream/views, gli ascolti e i follower truccati, la necessità di fingersi interessanti…siamo convinti di scrivere della musica ottima e questo è quello che sappiamo fare meglio.

Prima del progetto Bosco, avete avuto altri progetti musicali? Qual è la vostra esperienza musicale prima dei Bosco?
Francesco, Alessia e io suoniamo insieme dal 2003, la band si chiamava “The Shadow Line” ed era un progetto indie-rock originale con matrice fortemente britannica, cantato in inglese e poi in italiano, nel 2014 avevo dei brani pronti per un disco ma c’erano delle differenze di vedute artistiche con il chitarrista e abbiamo deciso di sciogliere la band. Fortunatamente l’incontro con Giulia subito dopo ci ha portato a realizzare il nostro primo album nel 2015 e da lì non ci siamo più lasciati.

Avete voglia di raccontarci la copertina del vostro singolo “Leica”?
L’idea fondamentale era cercare di spingere e rendere ancora più evidente questo contrasto di cui parla la canzone. Un momento preciso, perfetto, dove due persone si trovano in armonia, quando in realtà alle loro spalle sta per consumarsi la tragedia. La tecnica del collage mi ha sempre aiutato a fare delle potenti sintesi visive, ha un potere enorme. Mettere insieme pezzi di fotografie magari distantissimi nel tempo e nello spazio che si parlano e creano un nuovo significato. Ho attinto dal mio archivio e il risultato mi è sembrato subito di impatto.

#FacceCaso

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