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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo album dei Phorminx

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo album dei Phorminx

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Phorminx a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo album. Gi

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi sono i Phorminx a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo album.

Già anticipato dal singolo “Paradoxical Activity”, è in uscita su tutte le piattafome digitali da venerdì 3 novembre 2023 per Record Y, l’album di debutto omonimo dei Phorminx, la creatura musicale di Ruggero Fornari. Un album concepito intorno alle molteplici possibilità della manipolazione sonora di uno strumento a corda, nel quale Ruggero ha cercato di conciliare quest’aspetto potenzialmente infinito con l’interazione musicale dal vivo, che è una dimensione altrettanto importante di questa musica.

Non potevamo che iniziare dal suo percorso scolastico e dal suo rapporto accademico con la musica, ecco com’è andata!

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare chiedendoti qualcosa in più sul tuo percorso scolastico. Com’è andata?
Dopo aver finito il liceo classico (forse proprio per questo ho dovuto chiamare il mio gruppo come lo strumento degli aedi?), ho proseguito con un anno di filosofia a Perugia, la mia città d’origine. Ma non ero troppo sicuro di voler continuare. Quell’anno ha aperto il corso di studi universitari all’Accademia di Siena Jazz; già suonavo e sapevo che la cosa mi sarebbe interessata. Ho passato l’esame di ammissione e mi sono laureato in Chitarra Jazz (con una pausa riflessiva durata tre anni tra il triennio e il biennio).

E con lo studio della musica che tipo di rapporto hai? È vera quella cosa che a volte si dice che per fare musica bisogna anche studiarla?
Sicuramente durante i miei anni universitari ero abbastanza ossessionato dallo studio dello strumento. Era la mia attività principale. Non saprei dire quante ore al giorno in media passavo sullo strumento ma diciamo che non facevo altro nei momenti liberi. A un certo punto lo studio di quello che ti viene detto di fare a scuola si trasforma in una ricerca personale. Non credo che un’istruzione formale sia necessaria per fare grande musica. Nel mio caso c’è stata e probabilmente influenza ancora oggi la musica che scrivo, ma quello che per me è stato più importante degli anni di studio sono gli incontri con le persone con cui poi ho fatto musica.

Leggiamo da qualche parte che i tuoi brani iniziano da un tuo momento in solitudine, mentre i tuoi compagni di band arrivano solo dopo. Hai voglia di parlarci di questi tuoi momenti?
Nei miei momenti di solitudine con la chitarra cerco, esploro, provo cose che non ho già fatto sullo strumento. E in questi momenti di solito incontro un suono, un’idea che mi colpisce e parto da lì per costruirci intorno un pezzo. Non seguo metodologie specifiche; immagino certe sonorità e le fisso, a volte registrando col telefono, a volte scrivendo su pentagramma. Il giorno dopo quello che ho fatto può non colpirmi più ed essere scartato. Se invece mi convince ancora lo riprovo, lo rielaboro e lo presento al gruppo. Nel disco c’è un brano, “In The End” che è la registrazione di uno di questi momenti di solitudine, fatta col mio telefono in camera.

La chitarra è sempre stato il tuo strumento principale? Come ti sei approcciato le prime volte, e quando hai capito che dovevi dargli più possibilità sonore? La ricerca continua?
La ricerca non si interrompe mai. È quello che ci tiene in vita. Sì, la chitarra è il mio strumento principale ed è anche sempre stato l’unico. La passione per l’esplorazione sonora è sempre stata presente, ho iniziato a suonare ascoltando Hendrix e i Led Zeppelin, quindi il processo è stato abbastanza naturale. Se dovessi identificare un momento in cui ho cominciato a sviluppare una passione concreta e per i pedali e i suoni più inusitati, lo farei risalire a quando guardai su YouTube un’intervista a Nels Cline che spiegava il funzionamento della sua pedaliera.

Frank Martino dell’etichetta Record Y ti ha dato qualche consiglio?
Quando stavo registrando “Phorminx” ancora non ci conoscevamo, quindi in questo disco ha coperto solo il ruolo di produttore esecutivo. Ma dal prossimo disco c’è l’idea di collaborare insieme anche nella fase di realizzazione, sono sicuro che potrà contribuire con preziosi consigli.

#FacceCaso

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