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Bologna, accolto il ricorso di insegnanti al Tar: niente più benedizioni in classe

Bologna, accolto il ricorso di insegnanti al Tar: niente più benedizioni in classe

Maestri e genitori contrari alle “benedizioni di massa” pasquali a scuola. Finì addirittura sul New York Times la polemica scoppiata in Emilia-Romagna

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Maestri e genitori contrari alle “benedizioni di massa” pasquali a scuola.

Finì addirittura sul New York Times la polemica scoppiata in Emilia-Romagna, nel marzo scorso, a causa di benedizioni pasquali avvenute in alcune scuole della regione. In particolare, furono le elementari Carducci e Fortuzzi e la scuola media Rolandino. Sotto richiesta di un gruppo di parroci, i consigli d’istituto delle varie scuole avevano, infatti, accettato che gli studenti venissero benedetti in orario extrascolastico nei giorni 20 e 21 marzo 2015, per “festeggiare” la pasqua. Apriti cielo, giù polemiche e “insurrezione” del corpo insegnanti. Tutto finito con una denuncia al Tar, il quale in questi giorni si è espresso, udite udite, a favore dei genitori e degli insegnanti contrari all’evento. “La scuola è laica”, dice Monica Fontanelli, una delle insegnanti che ha presentato ricorso al Tar; “con l’accoglimento del nostro ricorso si è affermato un principio importantissimo (…) per tutta la scuola italiana. L’indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura: le pratiche religiose restano fuori”.

E come darle torto, dal momento che esprime un concetto basilare presente nell’articolo 7 della Costituzione del nostro paese: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Per quanto riguarda i giudici si sono espressi così: “Tutto ciò non significa indifferenza di fronte all’esperienza religiosa, ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose. Pertanto, siamo tutti uguali di fronte alla legge, siamo tutti diversi ed egualmente importanti, al che viene da chiedersi: e il crocifisso presente nella stragrande maggioranza delle aule italiane? Ma questa, probabilmente, è un’altra storia. Oppure no?

Di Giulio Rinaldi

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