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La nuova comunicazione e la nuova censura

La nuova comunicazione e la nuova censura

In alcuni paesi l'uso di internet e dei social network viene ostacolato, l'obiettivo è limitare la libertà. Di Stefano Di Foggia I social sono entrati

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In alcuni paesi l’uso di internet e dei social network viene ostacolato, l’obiettivo è limitare la libertà.

Di Stefano Di Foggia

I social sono entrati prepotentemente nella vita di tutti noi. La società e la politica hanno dovuto fare i conti con i nuovi mezzi di comunicazione. Questi spazi virtuali sono diventati luoghi di incontro, confronto e scontro. Luoghi liberi per organizzarsi e protestare.
Ovviamente tutto questo rappresenta una minaccia per i governi più autoritari e così, se soffia il vento della protesta, la nuova arma è quella di spegnere i social.

In Vietnam lo scorso weekend i cittadini si stavano nuovamente organizzando, come fanno da settimane, per manifestare contro un terribile disastro ambientale, la moria di migliaia di pesci. Secondo l’opinione pubblica la colpa sarebbe della Formosa Plastics, un’azienda di Taiwan. Le immagini pubblicate sui social sono agghiaccianti e la gente è scesa in piazza per chiedere verità e giustizia. Durante le proteste ci sono stati scontri ed arresti. Per placare le polemiche e intralciare l’organizzazione dei manifestanti, il governo ha pensato bene di bloccare Facebook. I cittadini non si sono arresi e hanno cercato di aggirare il blocco per continuare a raccontare quanto accade. Circa 200mila vietnamiti hanno utilizzato il Vpn israeliano “Hola” per proseguire a pubblicare foto, organizzare raduni e condividere messaggi. La censura dell’esecutivo di Hanoi però è solo l’ultima in ordine di tempo. Esiste un vero e proprio mondo di limitazioni e censura nei confronti di internet e in paricolare dei social network.

In Turchia, Facebook, Twitter e Youtube vengono bloccati di continuo dal governo di Erdogan, per evitare critiche, denunce e manifestazioni contro le violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate dallo stato. Ankara però ne fa spesso una questione di ordine pubblico e questo, a quanto pare, basta per sedare le già flebili critiche della comunità internazionale.

Il presidente ugandese, Yoweri Museveni, governa da trent’anni il paese e il 18 febbraio ha vinto le elezioni per la quinta volta. Come risposta alle rimostranze di chi lo accusava di brogli elettorali, internet è stata censurata. Una delle tante misure per contrastare i dissidenti.

Cina e Corea del Nord non hanno mai aperto completamente le porte al vento che soffia da occidente. Pechino ha lasciato entrare un po’ d’aria ma comunque Google è vietato, così come i social occidentali. In Corea del Nord invece solo ad alcuni è accessibile il World Wide Web, per evitare pericolosi contatti con l’esterno. La buona notizia è che esiste una linea internet nazionale che non si collega con tutto il mondo. I cittadini possono navigare in tutta sicurezza, senza il pericolo di incorrere in qualcosa di proibito.

Gli ayatollah dell’Iran non sono da meno e per evitare che sia lesa la morale islamica, hanno impedito l’accesso al 70% dei siti web. Secondo Teheran però molti giovani sarebbero riusciti a utilizzare la rete senza limitazioni e questa sarebbe la causa di gravi disagi socio-culturali, come il divorzio, la corruzione morale e l’uso di alcolici e sostanze stupefacenti.

Insomma, sembra proprio che tutti noi abbiamo per le mani un mezzo incredibilmente potente per contrastare i regimi e fare opposizione, per raccontare la verità e chiedere che sia fatta giustizia. Speriamo solo che tra gattini e video divertenti, non ci si dimentichi il valore della libertà d’espressione e il potere dell’informazione.

Di Stefano Di Foggia

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