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Via libera della Cassazione per la “stepchild adoption” di una bambina di Roma

Via libera della Cassazione per la “stepchild adoption” di una bambina di Roma

La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello. Non si può fermare il progresso, diceva qualcuno. Ci hanno provato in molti, a volte è

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La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello.

Non si può fermare il progresso, diceva qualcuno. Ci hanno provato in molti, a volte è sembrato ci fossero riusciti, ma poi il progresso ha piegato le loro volontà ed è andato avanti, inesorabile. Ed ecco, in Italia, in un paese che sembrava aver fermato il progresso, arriva questa notizia: “primo via libera della Cassazione alla stepchild adoption”.

A Roma, pochi giorni fa, la Corte di Cassazione ha infatti confermato la decisione della Corte di Appello di permettere ad una donna l’adozione della figlia della convivente. Il motivo che ha spinto i giudici verso questa scelta è che “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando”, aggiungendo che “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore”. Ma come, la stepchild adoption non è passata, non è permessa! Ebbene sì, ma no. No, perché esiste una legge, la 184 del 1983, che regolamenta le adozioni “in casi particolari”, ed è proprio a questa che si è legata la Cassazione per confermare il provvedimento precedentemente espresso.

Contro il giudizio della Corte d’Appello si era scagliata la Procura Generale di Roma, che avrebbe voluto la nomina di un curatore speciale della minore, oltre le due mamme. Nomina che la Cassazione, o il progresso in generale, non hanno ritenuto necessaria per la bambina di sei anni.

Ed ora la bambina si potrà godere, grazie ad una sconosciuta legge dell’83, la sua bella, nuova, progressista, famiglia.

Di Giulio Rinaldi

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