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Il bimbo vegano quasi morto è una brutta storia

Un anno di vita e il peso che si ha a 3 mesi: operato a Milano bambino con malattia al cuore. La causa dei suoi problemi era la rigidissima dieta vega

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Un anno di vita e il peso che si ha a 3 mesi: operato a Milano bambino con malattia al cuore. La causa dei suoi problemi era la rigidissima dieta vegana imposta dai genitori, che ora hanno perso la patria potestà.

Leggere questa storia mi ha fatto riflettere e anche arrabbiare, perché quando le scelte così scellerate di alcuni danneggiano addirittura bambini, bisogna capire quando si travalica il limite della medicina fai da te.

Il caso risale a ieri: nei giorni scorsi è stato eseguito un

intervento al Policlinico San Donato di Milano su un bambino di un anno, in quanto la sua condizione era ai limiti della sopravvivenza; pesava come un bimbo di tre mesi, i valori dei suoi esami erano tutti sballati e soffriva di una grave cardiopatia congenita.

Il problema sorge dai genitori, padre indiano e madre italiana, i quali hanno imposto a loro figlio una rigidissima dieta vegana, fatta rispettare utilizzando addirittura siringhe e preparati omeopatici per nutrirlo (ritrovati dalla squadra investigativa della polizia locale). Viste le condizioni, il bambino, che ora sta meglio, è stato affidato temporaneamente al pediatra che l’ha avuto in cura presso l’ospedale; successivamente potrà finire nelle mani dei nonni materni o ad una comunità.

A conclusione di questa faccenda, è triste constatare sia che una creatura così piccola possa essersi ritrovato in una condizione del genere, ma anche che i genitori perdano il loro figlio, chissà per quanto. Lungi da me giudicare le conseguenze nello specifico della famiglia, l’accaduto si presta invece ad un’importante riflessione alla radice, credo necessaria visto che non si tratta del primo caso, e temo non possa essere l’ultimo.
Al centro del mio commento voglio porre l’elemento caratterizzante, la dieta vegana, e cosa comporti per chi ne applichi i criteri sul proprio vivere quotidiano.
Non sono un medico, quindi non ho la pretesa di giudicare gli effetti di questo modello dietetico, senza dubbio parto molto scettico, in quanto non credo che possa risultare il giusto equilibrio per l’organismo umano ( questo caso lo dimostra ).

Ancora meno comprensibile è per me l’interpretazione etica, il discorso relativo agli animali, in cui la mia tesi è stata rinforzata dall’atteggiamento al limite della paranoia dei cosiddetti “Nazivegani” (non c’è bisogno di spiegazione sul perché vengano chiamati così).
Ma eccomi arrivare al punto fondamentale: è gravissima l’interpretazione che i vegani danno a tutto questo sistema, basandosi sulla più errata azione usata dall’essere umano in fatto di salute, ossia essere medici di se stessi.

Difficilmente vi verrà prescritta una dieta vegana, perché pochissimi esperti la reputano davvero salutare, quindi nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno auto costruito l’apparato nutritivo di sola frutta e verdura, e lo difendono in modo partigiano da chiunque provi minimamente a discutere con loro. Questa reazione porta a situazioni degeneranti come questa, in cui ad un bambino di 14 mesi viene prescritta dai genitori non qualificati (!!!) la “giusta” via per la crescita. Di fronte a risultati così disastrosi, non resta che chiedermi dove sia il controllo da imporre su persone, da parte di chi ne avrebbe le autorità, perché le conseguenze rischiano di essere sempre peggiori.

Per essere medici serve un lunghissimo e complicato percorso di studi, e di certo non è casuale, ma forse andrebbe ricordato anche ai partigiani genitori vegani. La malasanità non è più solo di gestione Statale.

Di Umberto SCifoni

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