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Poche matricole per L’Aquila

Poche matricole per L’Aquila

Diminuisce drasticamente il numero di iscritti all'università abruzzese. Un duro colpo per una zona già fortemente provata e debilitata. Urge trovate

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Diminuisce drasticamente il numero di iscritti all’università abruzzese. Un duro colpo per una zona già fortemente provata e debilitata. Urge trovate una soluzione per promuovere il rilancio dell’istruzione.

Negli ultimi anni, in Italia, si è verificato un drastico calo delle immatricolazioni alle università. Il divario tra Nord e Sud si è amplificato, sottolineando la scomparsa di molti studenti dagli atenei meridionali. Inoltre, zone fortemente colpite da calamità naturali sono state interessate da notevoli problemi a livello di iscrizioni ai corsi universitari.

L’Aquila, di fatto, è una zona che ha subito disastri ambientali di entità enormi che hanno fortemente intaccato le attività svolte nella città abruzzese. Quest’ultima, inoltre, si basa molto sull’andamento del suo ateneo e, quindi, sulle immatricolazioni annuali. La rettrice Paola Inverardi, in occasione del Festival della Partecipazione svoltosi negli scorsi giorni, ha dichiarato che L’Aquila ha assistito ad un calo delle iscrizioni pari a 2mila studenti in meno rispetto agli anni passati; tuttavia, a fronte di questo grande gap, si è verificato anche il calo del 7% di ragazzi che non sostengono esami durante il primo anno universitario.

Questi dati hanno confortato in parte la rettrice che ha definito i ragazzi degli atenei abruzzesi “meno iscritti, più studenti“. Non la pensa così Martina Cipriani, rappresentante degli studenti, che ha invitato tutti ad ascoltare la voce degli studenti in merito a questo drastico clima di cambiamenti negativi. Al fianco della ragazza, si pongono anche la senatrice Stefania Pezzopane e il ministro Stefania Giannini, convinte della necessità di contribuire al sostegno dell’università aquilana.

Infatti, un calo così forte delle iscrizioni non si era mai verificato e non esistono casi simili in tutta Europa. C’è da dire anche che l’Italia è il Paese europeo che investe meno nell’istruzione e che pretende il pagamento di tasse troppo elevate in rapporto ai servizi offerti, spesso scadenti. Ogni anni aumentano i contributi per gli studenti che devono solo sperare di essere sostenuti dalle famiglie per poter accedere ai corsi di studio; pertanto, la soluzione alternativa è solo gettare la spugna e dedicarsi alla ricerca di un lavoro.

Di Giulia Pezzullo

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