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Condannate due finte università a Lugano

Condannate due finte università a Lugano

Si spacciavano per politecnici e università. Dovranno pagare una multa salata per abuso di denominazione. Una moda degli ultimi anni è quella rapprese

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Si spacciavano per politecnici e università. Dovranno pagare una multa salata per abuso di denominazione.

Una moda degli ultimi anni è quella rappresentata dalle università online: corsi su internet, esami in luoghi e modalità improbabili dal punto di vista didattico e laurea (dicono) equivalente a quella presa nelle università dove si studia sui banchi. Ne esistono davvero a migliaia ma siamo sicuri che siano davvero in regola? In merito a questo discorso, infatti, il Ticino sembra non passarsela troppo bene.

L’I.S.S.E.A. e l’EurAka di Lugano erano due istituti che si spacciavano per università di alta formazione. La prima offriva lauree triennali, master e dottorati in scienze aziendali, economia, scienze politiche e scienze della comunicazione; la seconda puntava invece alla medicina della salute, tecnica ed economica. Entrambe, erano state accusate di abuso di denominazione per essersi definite ‘politecnico’ e ‘università’ e oggi è stata pronunciata la sentenza dal giudice Sirio Quadri.

Il direttore di I.S.S.E.A., un italiano di 58 anni, è stato condannato a pagare 30mila franchi mentre quello di EurAka, un tedesco di 82 anni, dovrà versarne 10mila data l’età avanzata e data la minore visibilità del suo istituto. Questi signori si sono macchiati di un reato recentemente introdotto in Ticino, con una legge sulla tutela delle università del 2014 che controlla l’uso della terminologia e delle denominazioni.

A settembre, inoltre, potrebbe andare sotto processo anche l’IPUS di Chiasso con le stesse accuse. Questo finto ateneo manda i ragazzi in Romania per sostenere gli esami per conseguire lauree in fisioterapia, scienze infermieristiche, economia, psicologia, giurisprudenza e scienze della comunicazione.

Pochi giorni fa, tuttavia, il rettore ha dichiarato il fallimento che potrebbe portare alla chiusura della struttura prima del nuovo anno accademico.

Di Giulia Pezzullo

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