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Il Miur cambia le regole per la ricerca

L'ultimo giramento di testa del Ministero. Un tema spinoso è sempre stato quello della ricerca in Italia. Fino a pochi giorni fa, qualunque università

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L’ultimo giramento di testa del Ministero.

Un tema spinoso è sempre stato quello della ricerca in Italia. Fino a pochi giorni fa, qualunque università o ente che volesse far partire un progetto di ricerca in campo educativo contattava il Miur (Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca). Questo ministero autorizzava poi un certo numero di comandi di persone pagati direttamente dallo Stato. Qualora poi non si volesse, per qualsiasi motivo, essere associati e pagati dallo stato, si poteva ottenere un distacco retribuito dall’associazione promotrice della ricerca, senza quindi alcun pagamento statale. Distaccati e non retribuiti. Io non lavoro per te, tu non mi paghi, sembra equo.

Da pochi giorni tutto è però cambiato. Leggendo una nota di recente emessa dal Ministero, i “distacchi per ricerca” non saranno più autorizzati, o comunque cambieranno. Tutto ciò appare scritto in maniera poco chiara, tanto che ricercatori ed istituzioni, oltre che i sindacati, chiedono maggiore trasparenza sulla questione:     “ Non si vede il senso dell’eliminazione del diritto delle associazioni riconosciute ed accreditate presso il Miur di avere a proprie spese personale docente impegnato in progetti educativi”, fanno sapere dai Cobas,diritto che viene negato per la prima volta dopo decenni. Non si comprendono neanche i richiami al risparmio per l’Amministrazione, dal momento che la retribuzione di personale supplente al posto del personale comandato è persino inferiore”. E, come al solito, chi vivrà vedrà. Perché ora si vede veramente poco.

Di Giulio Rinaldi

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