Tempo di lettura: 2 Minuti

Trento: professoressa licenziata perché lesbica

Trento: professoressa licenziata perché lesbica

L’Istituto Sacro Cuore è stato condannato a un risarcimento di 45mila euro. #FacceCaso. A Trento un’insegnante era stata messa alla porta perché lesb

La faccia giusta: la prossima star potresti essere tu!
Streetart: i progetti del Comune di Venezia
Arriva “Magnus”: l’arte a portata di iPhone

L’Istituto Sacro Cuore è stato condannato a un risarcimento di 45mila euro. #FacceCaso.

A Trento un’insegnante era stata messa alla porta perché lesbica. Oggi, in sede d’appello si è finalmente presa la sua rivincita. L’Istituto Sacro Cuore, che non aveva rinnovato il contratto alla docente a causa del suo orientamento sessuale, sarà costretta a pagare alla donna la bellezza di 45mila euro.

“Mi ritengo finalmente reintegrata nella mia dignità di docente e di donna, fatto che assume una particolare importanza proprio oggi. Il riconoscimento espresso della falsità delle dichiarazioni era per me è prioritario, al di là di ogni riconoscimento di denaro. È stata accertata la diffamazione e la ritorsione che ho subito con le dichiarazioni dell’Istituto alla stampa nazionale. Nulla di peggio si poteva dire a un’insegnante se non che abusava del proprio ruolo per turbare i ragazzi. E sono anche contenta che in Italia si ribadisca che la vita privata di ognuno e ognuno è per l’appunto privata e che nessun datore di lavoro può entrare nelle nostre famiglie e chiedere chi siamo, chiamiamo o se vogliamo come donne abortire o meno” ha commentato l’insegnante attraverso una nota diffusa dal suo legale.

Scrivono i giudici: “le ragioni della sentenza di primo grado, di affermazione della discriminazione diretta e della discriminazione diretta collettiva, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, non sono affatto frutto di grossolani errori, sviste, omissioni e fraintendimenti, e vanno condivise”.

Il segretario provinciale della Cgil Franco Ianeselli ha dichiarato in merito all’accaduto: “Ci siamo impegnati su questo caso perché siamo convinti che nessun lavoratore o lavoratrice possa essere giudicato o discriminato per il suo orientamento sessuale. Coerentemente con questo principio siamo pronti a usare il maggior risarcimento riconosciuto alla nostra organizzazione a sostegno di progetti per le pari opportunità e contro le discriminazioni”. #FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0