Siamo noi, la Generazione Erasmus

Siamo noi, la Generazione Erasmus

Quest'anno il progetto ha compiuto 30 anni. E noi, gli studenti, siamo la generazione che più di tutti ha beneficiato di questa immensa opportunità.

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Quest’anno il progetto ha compiuto 30 anni. E noi, gli studenti, siamo la generazione che più di tutti ha beneficiato di questa immensa opportunità.

Cara vecchia Europa potremmo dire o caro vecchio Erasmsus. Cara vecchia ” generazione boh “.
Si perché non tutti sono a conoscenza, che in questi giorni ricorrono i 30 anni del programma di mobilità studentesca dell’Unione Europea.

Questa sigla racchiude dentro di sè un mondo che ha visto protagonista almeno due generazioni europee e ne vedrà altre in futuro. Si calcola infatti che tra studio e amori abbia cambiato la vita di 3,5 milioni di studenti.

L’Erasmus ha creato la prima generazione di giovani europei. Io la chiamo una rivoluzione sessuale , un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. La definizione è dell’illustre semiologo Umberto Eco.

Si calcola che in tre decenni l’Erasmus abbia portato 4,4 milioni di studenti oltre confine, e nuovi ne porterà in ogni angolo dell’Europa, pronti a lasciare a casa genitori, amici, per vivere con totale coinvolgimento un’esperienza di studio e di vita.

L’idea venne in mente nel 1969 a Sofia Corradi, giovane pedagogista che dalla sua esperienza personale di studentessa della Colombia University propose il riconoscimento in Italia degli studi compiuti all’estero dai nostri connazionali.

All’inizio, “Mamma Erasmus” incontrò molte ostilità dal mondo accademico dell’epoca, troppo distante dal poter concepire un progetto di studio così affascinante ma anacronistico .

Fino ad allora la mobilità internazionale degli studenti universitari era riconosciuta solamente agli studenti residenti all’estero, ma non a quelli trasferitisi per studiare.

“Mi hanno fatto una resistenza che ha dell’incredibile – ricorda Corradi – i burocrati temevano che gli studenti andassero all’estero,  forse perché avrebbero potuto fare un confronto con i nostri atenei e capire quanto eravamo arretrati “.

Neppure i più ostili detrattori potevano immaginare il successo che il progetto Erasmus avrebbe avuto e continuerà ad avere. L’Italia ha contribuito in modo particolare dal momento che il nostro Paese insieme a Germania, Spagna, Francia, è che quello che annovera il maggior numero di studenti in partenza verso le mete europee.
In tempo di brexit e populismi, forse è un’occasione, almeno per noi giovani, per non criticare solamente l’Europa.

Di Luca Pennacchia

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