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Istat, pochi laureati e diplomati in Italia

Istat, pochi laureati e diplomati in Italia

Siamo il paese della cultura e della bellezza per eccellenza, ma anche tra i Paesi meno istruiti. Nonostante il patrimonio storico artistico, in Ital

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Siamo il paese della cultura e della bellezza per eccellenza, ma anche tra i Paesi meno istruiti.

Nonostante il patrimonio storico artistico, in Italia la cultura non gioca un ruolo centrale nella nostra società .Siamo il paese con il maggior numero di siti Unesco al mondo, ma abbiamo meno diplomati e laureati nel resto d’Europa. Leggiamo meno libri e soprattutto l’ascensore sociale è fermo. Insomma, non ne usciamo affatto bene dal Rapporto sulla conoscenza, pubblicato per la prima volta dall’Istat.

“Siamo un paese poco istruito dice de Panizza uno degli autori dell’inchiesta, dopo di noi ci sono solo Spagna, Portogallo e Malta. Abbiamo fatto enormi progressi nella quota di laureati, ma restiamo distanti da Francia e Spagna, mentre siamo prossimi alla Germania”.

Un divario, quello rispetto a Francia e Spagna, che è dovuto alla mancanza di corsi di formazione superiore. Un altro elemento che emerge dal rapporto, è che in Italia i figli dei laureati hanno molte più chance di laurearsi. Lo dicono i dati, sottolineando anche  che nella stragrande maggioranza dei casi, chi va al liceo, decide di iscriversi e completare l’università.

Eppure la laurea è ancora importante, sia nelle possibilità occupazionali e anche per chi gestisce un’azienda. L’analisi condotta sulle piccole imprese dimostra infatti che dove gli imprenditori sono più istruiti, a parità di settore e localizzazione geografica, anche i dipendenti tendono ad avere un livello di istruzione più elevato. Più in generale il livello di istruzione di istruzione è un fattore fondamentale nella partecipazione al mercato del lavoro e sulle possibilità di occupazione.

In Italia, secondo l’Istat, nel 2016 il tasso di occupazione delle persone tra i 25 e 64 anni con istruzione terziaria è al 79,8 % contro il 51,2 % delle persone con al più un titolo secondario inferiore. Questo differenza di 28,6 punti è scomponibile in 19,4 punti di premio per il titolo secondario superiore e ulteriore 9,2 per l’istruzione universitaria rispetto al diploma.

#FacceCaso

Di Luca Pennacchia

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