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Jihad sui banchi di scuola: fermato un minorenne a Trieste

Jihad sui banchi di scuola: fermato un minorenne a Trieste

Dopo mesi di indagini le autorità hanno rintracciato un minore che a Trieste progettava un attentato alla sua scuola e inneggiava alla jihad. Le auto

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Dopo mesi di indagini le autorità hanno rintracciato un minore che a Trieste progettava un attentato alla sua scuola e inneggiava alla jihad.

Le autorità hanno arrestato a Trieste un minorenne che inneggiava al Califfato Islamico, spingeva alla jihad e aveva intenzione di attaccare la sua scuola.
Il pericolo di radicalizzazione questa volta non riguarda adulti ma un giovane ragazzo, figlio di due genitori di origine algerina, fermato dopo lunghe indagini.

La sezione contrasto al “Cyberterrorismo” della polizia postale ha oscurato diversi canali online con i quali il minorenne, residente a Trieste, operava un vero e proprio progetto di propaganda dell’Isis. Egli ne diffondeva i messaggi e riuniva altre persone che la pensavano come lui.

Dopo più di un anno di indagini, il baby cyber-jihadista è stato fermato. Le autorità hanno rinvenuto nel suo zaino alcuni documenti scritti in arabo e una bandiera del Califfato. Dalle conversazioni intercettate, gli inquirenti hanno colto l’intenzione di attaccare la scuola che frequentava a Trieste con un ordigno rudimentale.

Utilizzava Telegram e YouTube per condurre l’opera di radicalizzazione

Sui canali online che il baby cyber-jihadista gestiva, sempre oculatamente per non essere rintracciato, tantissime conversazioni. Egli inneggiava alla jihad, scambiava consigli sulla produzione di ordigni o su come arruolarsi in prima linea in Siria.

Il giovane ragazzo, i cui canali sono stati sequestrati ed oscurati, è ora chiamato a rispondere di proselitismo a favore dell’Isis mediante diffusione e traduzione di contenuti propagandistici.
Per lui, data la giovane età, è già stato programmato un percorso di deradicalizzazione e recupero.

Quanto avvenuto a Trieste non può che destare un forte allarme. A intrattenere rapporti con il giovane cyber-Jihadista sembra, infatti, vi fossero tanti suoi coetanei, molti dei quali cresciuti nella rabbia fomentata sul web e dalla loro stessa ignoranza.
Il pericolo, inoltre, sembrerebbe più che concreto. Il giovane utilizzava infatti l’hashtag #califfatoIT in tutti i contenuti pubblicati sui suoi canali. L’utilizzo di questo hashtag, che da una parte serviva per raggiungere tutti i suoi seguaci, dall’altra è una chiara affermazione dell’esistenza di un movimento finalizzato alla jihad e attivo in Italia.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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