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Cosa dovrebbe imparare la scuola italiana da quella finlandese?

Cosa dovrebbe imparare la scuola italiana da quella finlandese?

Una domanda la cui risposta prevede un confronto tra due scuole che sono caratterizzate da due sistemi scolastici completamente differenti, tanto da s

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Una domanda la cui risposta prevede un confronto tra due scuole che sono caratterizzate da due sistemi scolastici completamente differenti, tanto da sembrare due pianeti lontanissimi quando in realtà sono due paesi che distano tre ore di viaggio aereo.

Facendo riferimento al sito tuttoscuola.com, dov’è possibile rintracciare un articolo sulla scuola finlandese, si viene a conoscenza del fatto che la scuola dell’obbligo in Finlandia inizia a sette anni, mentre in Italia a cinque. Tuttavia, entrambe terminano all’età di sedici anni. La differenza principale è che a quell’età gli studenti italiani rimangono tra i banchi del liceo mentre quelli finlandesi già possono prendere in mano la loro vita, infatti hanno la possibilità di scegliere il loro percorso ideale di studi.

C’è anche da aggiungere, in prossimità del 4 marzo, giorno delle elezioni politiche in Italia, che in Finlandia prima che finisca la scuola dell’obbligo vengono fornite agli alunni delle nozioni politiche per un futuro. Nel nostro paese, il voto è previsto a partire dai 18 anni, quando solitamente lo studente è all’ultimo anno di liceo, ma la scuola italiana non prevede affatto nessun tipo di lezione dedicata alla spiegazione del sistema politico.
In più, a proposito di politica, in Finlandia, c’è la possibilità di trovare nella stessa classe il figlio del primo ministro con quello del panettiere dietro l’angolo, ebbene sì: lì non esistono scuole private.
In quanto all’organizzazione della scuola italiana, c’è da dire che la valutazione di uno studente è determinata da un voto che va da 0 a 10.

Nel nostro paese, invece, vi è una netta classificazione: dallo 0 al 5, sei un fallito, 6 sta per “6 uno sfaticato“, dal 7 al 10 “sei brillante“. Questo metodo è completamente errato, perché, alla fine dei conti, sia quello che preso 4 che quello che ha preso 8 tra un anno già non si ricorderanno più nulla. È solo un’inutile pressione che la scuola mette agli studenti, alimentata dalla quantità di compiti, interrogazioni e verifiche, così che non saranno mai invogliati ad apprendere e imparare, ma solo a riuscire ed a raggiungere la sufficienza per poter passare l’anno. In Finlandia, il fallimento non esiste. In quel paese chi “fallisce” si traduce semplicemente in uno studente che non ha voluto fare ciò che in realtà è capace, e va aiutato. Di fatti da loro esistono dei voti, ma non sono indirizzati a una valutazione finale, semplicemente indicano una graduatoria di “miglioramento”. Di fatti un 4 starebbe per “la prossima volta cerca di impegnarti di più“, ma per il resto gli insegnanti finlandesi non danno mai valutazioni negative, perché sono consapevoli che possano demoralizzarli o far nascere una competizione con i compagni.
Inutile parlare anche del fatto che in Finlandia gli strumenti tecnologici sono considerati al pari di una penna o di una matita, mentre in italia se la famosa “lim” si accende è un giorno di festa. Inutile dilungarsi, perché la riposta alla domanda è solo una: la scuola italiana, da quella finlandese deve imparare tutto.

#FacceCaso

Di Asja Belardinelli

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