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Ai posteri l’ardua sentenza: qualche prof non ha i conti in regola

Ai posteri l’ardua sentenza: qualche prof non ha i conti in regola

La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo di un'inchiesta che ha de

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La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo di un’inchiesta che ha destato non pochi sospetti.

Notizia degli ultimi giorni quella della chiusura delle indagini relative all’inchiesta denominata “Magistri”, che vede 8 indagati per falso in atto pubblico.

Sono state vagliate dagli inquirenti della Guardia di finanza le partite iva di 24 professori dell’Università di Brescia, rilevando una mancanza erariale ai danni dell’ateneo di circa quattro milioni e mezzo di euro. Il buco si sarebbe creato poiché i docenti in questione non avrebbero versato nell’arco di tempo 2011-17 la quota dovuta per le collaborazioni lavorative cosiddette “extra moenia”, dunque condotte fuori dalle mura universitarie.

La difesa degli indagati si è basata sulla affermazione della buona fede nel commettere l’errore, giustificazione che però al momento non sembra aver convinto le forze dell’ordine.

La vicenda giudiziaria da cui partiamo si basa su una questione prettamente economica ed il dibattito a riguardo non è necessario, anche considerando che il danno c’è stato, è stato rilevato e la macchina della giustizia sta facendo il proprio corso. Possiamo però ricavare uno spunto, che a qualsiasi studente universitario balzerà sicuramente all’attenzione. Quante volte è capitato di dover frequentare un corso il cui professore, titolare dell’insegnamento, svolgeva altre attività di ricerca o di lavoro, tanto da affidare completamente o quasi l’attività didattica ai suoi assistenti? Come abbiamo detto, nel caso bresciano c’è stata una mancanza in altro ambito, anche perché questa pratica è legale ed anzi sfruttata molto frequentemente.

Dove sta quindi il problema? Lo studente universitario frequenta, o sceglie di farlo, un corso aspettandosi giustamente che il docente incaricato a sostenere lezioni ed esami sia presente a svolgere il ruolo ad esso affidato. Nei molti casi in cui questo non avviene, quantomeno potremmo parlare di pubblicità ingannevole dell’insegnamento, che millanta la possibilità di seguire una materia tramite le spiegazioni di quello specifico esperto.

E’ chiaro che, nella maggior parte dei casi, si tratta di stimati professionisti o luminari, a cui sarebbe impossibile chiedere di dedicarsi esclusivamente all’insegnamento, ne nuocerebbe alla società stessa. Allora perché assegnare dei corsi universitari a questi personaggi, se già si è consapevoli che essi non potranno svolgerli se non occasionalmente, andando a conferire agli studenti solo estremamente marginalmente il proprio contributo, seppur sicuramente eccelso?
Nessuno qui sta chiedendo a questi eccezionali professionisti dei più disparati settori di lasciare ogni occupazione per gettarsi anima e corpo nell’impiego universitario.

Come sempre ci facciamo domande e riflettiamo. Ora la domanda che sorge spontanea è dunque questa: è meglio affidare alcuni corsi dei maggiori atenei italiani a luminari, in grado di dare un eccelso quanto però sporadico contributo, per poi affidare il resto ai propri assistenti, oppure a professori, chiaramente esperti nella materia anche se non ai livelli dei primi, però disposti a dedicarsi totalmente ed al meglio delle proprie possibilità all’insegnamento ed ai proprio studenti?

Ai posteri l’ardua sentenza.

#FacceCaso

Di Edoardo Frazzitta

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