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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Colombo

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Colombo a passare sotto le grinfie della nostra redazione per parlare del nuovo singolo.

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Esce giovedì 27 ottobre 2022 (in distribuzione Artist First) il nuovo singolo del progetto Colombo, alterego di Alberto Travanini che ci regala un primo capitolo di un disco di debutto che vede come protagonista i versi di Emily Dickinson: benvenuti in un progetto di pop neoclassico che non ha precedenti.

“Wild Nights”, in particolare, prende spunto dalla melodia iniziale della Sinfonia n. 9 di Dvořák, che la chiamò “Dal nuovo mondo”, perché composta mentre lavorava negli Stati Uniti. Infatti, all’interno della sinfonia si trovano diversi riferimenti alla cultura del luogo, come gli spiritual afroamericani e la musica dei nativi americani. Il testo della canzone, invece, è dato dalla fusione di due poesie di Emily Dickinson, “Wild Nights – Wild Nights!” e “To love thee year by year”, liriche che parlano di amore come immaginazione, attesa, costanza, sacrificio. La prima tratta un amore a distanza, nascondendo dietro il linguaggio poetico una certa passione erotica; la seconda compara la fatica di mantenere vivo l’amore nel tempo al sacrificio di rinunciarvi, quale sarà maggiore?

E, partendo dal suo percorso scolastico, ecco cosa ci siamo fatti raccontare.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo non cominciare col chiederti qualcosa in più sul tuo percorso scolastico. Com’è andata sinora?
Posso dire che finora è andata abbastanza bene. In realtà nonostante abbia 28 anni ho comunque l’impressione che continuerò a studiare per tutta la vita, anche perchè sono un tipo abbastanza curioso. Nel mio percorso post-liceo ho studiato filosofia, ho frequentato il conservatorio, seguito corsi che andavano dalla scrittura al marketing. Solo quest’anno ho deciso di prendermi una pausa dalla formazione in generale.

E che rapporto hai con lo studio della musica? E si può fare musica anche senza studiarla?
Vengo da una formazione classica accademica, mi sono laureato in pianoforte al conservatorio e nel frattempo ho sempre studiato seriamente canto pop e jazz. È ovvio che per me sia importante lo studio della musica, eppure al tempo stesso sento di dovermi in qualche modo distaccare da quel tipo di mentalità durante il processo creativo: forse è il famoso ‘Impara l’arte e mettila da parte’.
Oggi ci sono molte persone che fanno musica senza averla mai studiata e quello che gli posso invidiare è la componente più istintiva. Dall’altra parte però il rischio è quello di appiattire le possibilità artistiche, producendo musica in modo superficiale.

Qual è la tua personalissima definizione di “pop neoclassico”?
Ho definito questo progetto “pop neoclassico” perchè all’interno ci sono le influenze dei miei studi classici, l’uso del pianoforte acustico, il riferimento a melodie antiche ma allo stesso tempo anche una vocalità pop, contemporanea e la presenza dell’elettronica di contorno. Per me ‘pop neoclassico’ è l’incontro tra l’antico e l’attuale.

Cosa ti ha colpito così tanto di Emily Dickinson?
Emily Dickinson ha scritto delle poesie stupende, estremamente musicali dal punto di vista sonoro, trattando temi universali e fuori dal tempo, come amore, natura, morte, sacrificio.
Anche come personaggio è molto interessante: se da un lato è stata una vittima del suo tempo – perchè in quanto donna non le era concesso scrivere – dall’altro non ha mai rinunciato alla sua passione nonostante questo la portasse alla solitudine.

Cosa accadrà adesso?
Dopo Natale uscirà un EP, Where Children Strove, dedicato alle poesie di Emily Dickinson e in cui ogni brano sarà ispirato a una melodia della musica classica.

#FacceCaso

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