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Con la cultura non si mangia. CIT.

Un pugno di creatività, una manciata di rigenerazione urbana e il piatto è servito. Di Lidia Alessandra Zianna Ingredienti per 966 progetti: - sei mi

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Un pugno di creatività, una manciata di rigenerazione urbana e il piatto è servito.

Di Lidia Alessandra Zianna

Ingredienti per 966 progetti:

– sei milioni di edifici abbandonati in Italia

– svariate centinaia di quartieri periferici

– migliaia di progettisti e giovani appassionati

– cultura (quanto basta)

Preparazione:

Dopo averla fatta riposare per diversi anni, tirare fuori dal frigo un’abbondante scodella di cultura. Impastarla delicatamente con un litro di creatività e mezzo chilo di rigenerazione (urbana, nella fattispecie). Aggiungere al composto una bella dose di collaborazione e progettazione tra cittadini, organizzazioni private e istituzioni pubbliche. Impiattare seguendo il gusto personale. Servire caldo.

È la ricetta che è servita alla Fondazione Unipolis per realizzare il bando “Culturability – spazi d’innovazione sociale”, lanciato un anno fa, per portare in tavola iniziative e proposte di rigenerazione urbana. Perché con la cultura si mangia, eccome. Nella “dispensa” della Fondazione sono arrivati ben 966 progetti da tutta Italia: 6, quelli che si sono aggiudicati 60 mila euro ciascuno, per un totale di 360 mila euro. E a Novembre di quest’anno i fondi sono andati ai progetti Eyes Made (Roma), Laboratorio Permanente Pisacane (Roma), Mercato Lorenteggio (Milano), Mercato Sonato (Bologna), Youtopia – cambia storia (Perugia), Polline Art (Favara – AG).

Il menù è pronto e la Fondazione lo ha voluto presentare al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. L’obiettivo del “party”, organizzato il 17 Novembre al MiBACT, è stato aprire la discussione intorno al tema della cultura, della creatività e della rigenerazione delle città, per promuovere uno sviluppo sostenibile. Con Franceschini, tra gli ospiti anche l’architetto Massimo Alvisi, studio Alvisi Kirimoto + Partners, tra gli animatori del progetto G124. Una ventata di sana cultura e ottimismo per una platea di uditori, composta in buona parte anche da giovani volti, che, durante una grigia mattinata di autunno, ha potuto godere dell’energia investita per realizzare (realizzare, non soltanto ideare!) progetti di riqualificazione partiti dalla ricchezza e dalla complessità delle periferie e degli spazi urbani interstiziali. Insomma, progetti non “cucinati” per le aree centrali e già valorizzate delle città. “Emozionante guardare i progetti di questi ragazzi”, ha affermato Franceschini assaporando la presentazione.

“Sono progetti tenuti insieme da un filo comune: la voglia di investire e rigenerare” ha aggiunto. È fuor di dubbio che l’Italia, essendo impegnata a confrontarsi quotidianamente con un passato ricco e stratificato, specialmente dal punto di vista architettonico e monumentale, debba investire nel campo della tutela e della conservazione. Risulta tuttavia ormai indispensabile intendere la cultura anche come motore di nuove reti, riuscendo a tenere insieme la tradizionale distribuzione delle risorse e la diffusione di progetti innovativi, che scalpitano per la promozione uno sviluppo sostenibile partendo dagli spazi abbandonati delle nostre città. Altri saranno a breve i bandi indetti partendo da questi esempi e da queste logiche.

Di cultura non si mangia, dicono. Intanto, però, i cittadini che oggi possono giovarsi degli spazi e delle attività promosse dai 6 progetti vincitori un assaggio l’hanno fatto.

 

Di Lidia Alessandra Zianna

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