La riforma che non cambia: insegnanti di sostegno e cattedre scoperte

La Buona Scuola non riesce a colmare il piano assunzioni per gli insegnanti di sostegno: 40% di precari e tanti ragazzi senza un insegnante qualificat

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La Buona Scuola non riesce a colmare il piano assunzioni per gli insegnanti di sostegno: 40% di precari e tanti ragazzi senza un insegnante qualificato.

La riforma della scuola non riesce ancora a garantire ai ragazzi affetti da disabilità un insegnante di sostegno fisso che diventi punto di riferimento e aiuto, anche psicologico.
Il problema risiede nelle 25mila assunzioni che non coprono assolutamente le 87mila cattedre assegnate dal piano straordinario per il sostegno, con 44mila precari (il 40% del personale docente).
138.744 ragazzi disabili o affetti da autismo o altri problemi relazionali o comportamentali, frequentano la scuola italiana, più della metà rispetto a quelli censiti dal Miur.
Per chi ha difficoltà di apprendimento o relazionali, è importante avere al proprio fianco un punto di riferimento, un insegnante preparato che possa guidare il ragazzo nel traumatico mondo della scuola.
I genitori raccontano di un’esperienza disastrosa: insegnanti che cambiano ogni mese, ogni anno, ragazzi che non riescono ad abituarsi al cambiamento, atteggiamenti aggressivi che si ripropongono quando c’è bisogno di interagire con insegnanti diversi.
F., 18 anni, affetta da un ritardo evolutivo globale e costretta alla sedia a rotelle da sempre, ha cambiato cinque docenti di sostegno, di cui nessuno era specializzato. Nonostante il massimo delle ore fosse stato assegnato alla ragazza, la scuola nella Garfagnana è difficile da raggiungere: in tanti hanno rifiutato l’assegnazione, altri non erano preparati. L’insegnante definitivo è arrivato solo a Gennaio e solo ora si sta preparando il Pei (Piano Educativo Individualizzato).
S., 12 anni della provincia di Frosinone, è affetta da un ritardo grave con disturbo oppositivo-provocatorio. Il suo problema le impedisce di avere relazioni normali e di abituarsi facilmente ai cambiamenti: il passaggio da elementari a scuole medie aveva portato con sé tanti disagi, nel nuovo anno però, un insegnante era riuscito ad instaurare con lei un ottimo rapporto. A gennaio però, le immissioni della Fase C della riforma, riportarono a scuola l’insegnante dell’anno precedente con cui S. non aveva mai legato e che, proprio per questo, in autunno aveva rifiutato la convocazione. Di nuovo episodi di aggressività e rabbia, di nuovo uno squilibrio nella vita scolastica di S.
La Buona Scuola ha sicuramente un prezzo, ma per ora, a pagarlo, sono questi ragazzi e le loro famiglie.

Di Silvia Noli

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