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Disabilità e Sesso: la storia di Anna e Matteo

Disabilità e Sesso: la storia di Anna e Matteo

Nasce in Italia, grazie al progetto di LoveGiver, la figura dell'OEAS. Aiuterà i disabili ad esprimere la propria sessualità. La sessualità prepotent

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Nasce in Italia, grazie al progetto di LoveGiver, la figura dell’OEAS. Aiuterà i disabili ad esprimere la propria sessualità.

La sessualità prepotente è una delle caratteristiche del nostro tempo. Prodotti per il corpo, viaggi, indumenti, macchine, profumi, tutte le categorie di pubblicità presentano forti riferimenti al sesso. E, come accade per l’oro o il petrolio, più il mondo abbonda di qualcosa, più il valore intrinseco di quella cosa decresce.

E così la sessualità si depotenzia, si alleggerisce, si volatilizza.

Ma c’è ancora chi fatica ad accedere alla sessualità. Non a quella “mainstream”, oppure si, ma soprattutto a quella intima, fatta di emozioni e sensazioni, di carezze e dolcezza.

Parliamo dei disabili, una categoria di persone troppo spesso emarginata da questa società che galoppa sul dorso del capitalismo.

Nasce così, pochi anni fa, la figura dell’OEAS (operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità), una figura già presente in molti stati europei ma che in Italia è arrivata da poco.

Grazie a un progetto di LoveGiver, infatti, sono stati 16 i candidati che hanno potuto accedere al primo corso italiano per diventare OEAS. E tra questi c’era Anna, un’operatrice olistica che Fanpage ha intervistato.

Il più delle volte le persone che chiedono assistenza non è per vivere un rapporto sessuale”, dice Anna ai microfoni di Fanpage, “ma è per far sì che si possa arrivare ad uscire con una ragazza e poter interagire, fino ad arrivare a vivere con lei l’intimità.”

Il progetto non prevede rapporti sessuali completi. Matteo, il ragazzo tetraplegico con cui Anna ha svolto tirocinio, ringrazia infatti in questo modo la sua OEAS: “Anna mi ha portato dal codice A al codice D e si è dovuta fermare perché il progetto non prevedeva altro. Io però chiedo altro alla persona che verrà”.

Perché vivere la propria sessualità, in un mondo che la “spinge” dappertutto, può anche non essere così banale e semplice. E allora evviva chi si occupa dell’altro. In ogni sua forma.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

 

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