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Reggio Emilia e Modena, città di ingegneri

Reggio Emilia e Modena, città di ingegneri

Boom di iscrizioni e neodiplomati per il dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Per una facoltà d

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Boom di iscrizioni e neodiplomati per il dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Per una facoltà di provincia nata nel 1999, laureare 2141 studenti in 16 anni non è da poco. E neanche lo è occupare tutti i laureati magistrali registrando le più alte retribuzioni sia rispetto all’ambito universitario dell’Unimore, sia a quello nazionale.
Si apre però uno scenario meno positivo: dove sistemare il surplus di nuovi studenti iscritti? L’Università di Reggio Emilia e Modena non dispone di spazi adeguati per garantire aule adatte ai corsi di laurea offerti.
Negli ultimi quattro anni si sono iscritti a Reggio Emilia più di 1000 studenti, di cui metà reggiani e modenesi, il resto provenienti dalle altre province dell’Emilia Romagna e pochissimi stranieri e fuori regione.
Degli ingegneri laureatisi nel 2014, il sito di Almalaurea registra percentuali di disoccupazione bassissime: 17% per i laureati triennali e 2% per quelli magistrali. I laureati del 2015 invece, sono tutti occupati con stipendi che vanno dai 1600 euro per gli uomini, 1300 per le donne. Si aggiunga a ciò che a cinque anni dalla laurea, la retribuzione media degli studenti è pari al 1767 euro mensili.
Una così alta prospettiva occupazionale testimonia l’elevato grado di preparazione che il piccolo ateneo è in grado di offrire.
E’ dunque necessario adeguare le strutture dell’università alla più elevata richiesta di immatricolazione: il rettore Angelo Oreste Andrisano, è ben consapevole della responsabilità in capo al suo Ateneo di adeguare spazi che, ora come ora, appaiono sottodimensionati e che non bisogna sottovalutare lo sforzo sull’Università in un momento cruciale per un Paese non ancora uscito dalla crisi.
Investire dunque, adeguare aule, laboratori e spazi per studiare, assumere nuovi docenti qualificati e garantire posti ai ricercatori: puntare sul futuro, dei giovani laureati e non solo.

Di Silvia Noli

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