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Con una manciata di plastica: quando la tecnologia sostiene l’umanità

Con una manciata di plastica: quando la tecnologia sostiene l’umanità

Il progetto intraprendente della scuola Massimiliano Massimo di Roma per inviare aiuti umanitari in Africa Di Giulia Pezzullo La tecnologia è spesso d

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Il progetto intraprendente della scuola Massimiliano Massimo di Roma per inviare aiuti umanitari in Africa

Di Giulia Pezzullo

La tecnologia è spesso definita come “il male del nuovo millennio”, ma in questo caso assume un ruolo decisamente positivo. Alcuni ragazzi, studenti dell’Istituto Massimiliano Massimo di Roma di età compresa tra gli 8 e i 16 anni, lo sanno bene: ecco cosa si può fare con 50 tappi di plastica, una stampante tridimensionale e la volontà di aiutare chi ne ha bisogno.
Grazie alla collaborazione di insegnanti e genitori volontari provenienti dal mondo dell’industria, della sanità, del terzo settore e dell’università, è nato Crowd4Africa, un progetto che coinvolge stampanti 3D e crowdfunding, due argomenti estremamente attuali e ancora poco conosciuti. L’obiettivo è quello di mettere a punto un sistema di macchinari professionali in grado di creare protesi articolari e pezzi di ricambio di uso comune (es: galleggiante da bagno) utilizzando dei rifiuti plastici. I destinatari del progetto sono due ospedali africani, ossia il Lacor Hospital in Uganda e il centro Caritas in Congo, individuati rispettivamente come il più grande centro medico no profit dell’Africa equatoriale e come unico punto di riferimento in un territorio di 5.000 km dove un solo medico visita e opera i malati. Ciò che arriverà in questi luoghi non è uno stock di profilati di plastici preimpostati, bensì un set composto di stampante tridimensionale, macchinari per il lavoro delle materie prime, computer e software per impostare e creare il prodotto finale e una scorta di materiale plastico per assicurare un lavoro duraturo e continuo negli ospedali. I motivi che hanno spinto questi ragazzi e le loro guide a dare vita a Crowd4Africa, oltre a trasudare una grande umanità, risiedono in alcune allarmanti stime dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità); secondo queste percentuali, solo il 2% delle persone, su 20 milioni di richiedenti, è in grado di procurarsi una protesi a causa dei costi proibitivi e quasi tutto il budget destinato agli aiuti umanitari (circa 60-80%) è utilizzato per pagare le spese di spedizione del materiale nelle aree d’intervento. I vantaggi del sistema previsto dal progetto permettono di ridurre i costi delle protesi da 300$ a soli 10$, di creare pezzi di ricambio nel momento in cui servono evitando attese e ritardi nelle spedizioni dall’estero e di incoraggiare il riciclo di plastica per ottenere nuova materia prima per le stampanti.
I ragazzi dell’Istituto Massimo, pertanto, si sono incontrati per sperimentare e vivere in prima persona il sistema che propongono per questo progetto costruendo una stampante 3D, testandone gli usi tramite software appositi e provando a creare qualche modellino con la materia prima necessaria: filamenti di plastica colorata. Da tappi di bottiglia o da contenitori in plastica di vario genere, infatti, una volta triturati e sminuzzati da una macchina tritatrice, è possibile ricavare un filamento continuo più o meno lungo grazie al lavoro di un estrusore; i profilati plastici, una volta pronti, vengono inseriti nella stampante 3D che, impostata con i dati output necessari, produce l’oggetto desiderato. Questo strabiliante risultato ha richiesto ore di lavoro dei volontari coinvolti e un investimento iniziale grazie al quale è stato possibile perfezionare il sistema che sarà presentato il 4 marzo 2016 presso l’Auditorium dell’Istituto Massimiliano Massimo, giorno in cui partirà anche la raccolta fondi per realizzare a pieno Crowd4Africa. Il crowdfunding è un metodo efficace e innovativo per finanziare un’iniziativa di un gruppo di persone tramite il web; di fatto, chiunque può fare una donazione per un progetto nato a kilometri di distanza dalla propria abitazione. La piattaforma scelta, in questo caso, è Eppela dove sarà possibile donare e monitorare la barra percentuale dei fondi raggiunti; la scadenza della raccolta è prevista per il 15 aprile 2016 e, ad ogni donatore, i ragazzi invieranno un piccolo oggetto tridimensionale come ringraziamento per la partecipazione.
A volte non è facile rendersi conto che non è tutto da buttare, a volte non è facile essere fieri di un traguardo che non ci appartiene. Eppure, il potenziale e l’animo di questi ragazzi, così come quello delle loro guide, sono degni di nota e speranza per un futuro all’insegna della comunicazione, dell’integrazione e dello sviluppo positivo della tecnologia. Non resta altro da fare che partecipare attivamente e dare una mano.

Di Giulia Pezzullo

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