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Continua la protesta dei ricercatori non strutturati

Si sono riuniti ieri i ricercatori, insieme a studenti e sindacati, per discutere il programma dei prossimi mesi. Una protesta che fa parlare, ma che

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Si sono riuniti ieri i ricercatori, insieme a studenti e sindacati, per discutere il programma dei prossimi mesi. Una protesta che fa parlare, ma che sulla quale non si esprime né il Miur nè tantomeno il ministro Giannini.

Di Lorenzo Santucci

All’Università Milano Bicocca si è riunito il Coordinamento nazionale ricercatrici e ricercatori precari che portano avanti una battaglia dal 2 febbraio. Da quel momento si sono uniti alla protesta anche molti altri ricercatori non strutturati di tutte le Università italiane, raccogliendo molti consensi. Oltre a loro, hanno aderito anche sigle sindacali come Cgil, Link, Udu, Adi e la Rete29aprile, ma anche studenti, in lotta anche loro contro l’abbassamento delle soglie valutative dell’Isee e dell’Ispe. L’obiettivo è quello di fare fronte comune contro un sistema che sta portando l’Università sempre più a fondo.

La protesta è iniziata quando il governo, con la Legge di Stabilità, ha negato loro l’indennità di disoccupazione. E non l’hanno, ovviamente, presa proprio bene: l’iniziativa vuole far notare a tutti il lavoro precario all’interno delle Università. Inoltre, tramite un monitoraggio di valutazione interno, emerge come i precari abbiano lavorato gratuitamente per una somma di ore pari a quelle delle regioni della Toscana e della Lombardia. Facendo dei conti prettamente matematici, possiamo constatare come il 90% di loro oltre alla ricerca si occupa anche di didattica, il 97% anche delle questioni amministrative ed il 79% fa consulenza con l’Università-Ente. Insomma, per occuparsi di questi progetti devono lavorare il 44% in più delle ore previste dalla Commissione europea. Questi sono dati e le protesta avanza. Anche se il riscorso politico non è dei più rosei: si sono dimostrati solidali solamente personaggi politici, appartenenti a M5S o Pd, che sono andati a dare la loro solidarietà ma solo in veste personale.

Il Miur, il Ministro Stefania Giannini invece non si sono espressi sulla questione, come sottolineato da Barbara Saracino, portavoce del Coordinamento nazionale ricercatrici e ricercatori non strutturati. Anche quando è stato dichiarato che i ricercatori non potevano accedere all’assegno di disoccupazione, nessuno dei “piani alti” ha deciso di schierarsi e dire la propria. Solo silenzio. Per provare a dare un esempio di ciò che sta accadendo, il Coordinamento nazionale ha realizzato un video sarcastico (che puoi trovare QUI, nell’articolo de Il Fatto Quotidiano) dove si vede chiaramente il gioco al ribasso che si sta attuando sulla pelle dei ricercatori ed i disagi che crea questo meccanismo.

Di Lorenzo Santucci

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