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16 ragazzi profughi trovano spazio nelle nostre Università

16 ragazzi profughi trovano spazio nelle nostre Università

Grazie a diversi fondi, potranno studiare e costruirsi una vita. Ha parlato oggi Anna Rita Calabrò, professore associato di Pavia e responsabile del p

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Grazie a diversi fondi, potranno studiare e costruirsi una vita.

Ha parlato oggi Anna Rita Calabrò, professore associato di Pavia e responsabile del progetto immigrati: “Di fronte ai tragici accadimenti di questi mesi e all’aggravarsi della crisi umanitaria che vede arrivare in Europa un numero sempre più alto di persone in fuga da guerre e persecuzioni, l’università di Pavia ha deciso di mandare un segnale forte di accoglienza e fratellanza. E lo ha fatto davvero, aprendo le porte a numerosi ragazzi rifugiati, 15 per l’esattezza. Parliamo di Toye, nato in Gambia, che non ha voluto arruolarsi nell’esercito del suo paese ed è scappato a Lampedusa. Parliamo di Alì, 22 anni, che nel suo paese natale ha partecipato a manifestazioni contro il Governo e, per questo, è dovuto fuggire. Parliamo di Alekasnader, ucraino di anni 24, che era in vacanza dalla nonna italiana e che ha deciso di rimanere da noi. “Siamo convinti che l’accoglienza possa essere una risposta efficace per contrastare l’intolleranza e la violenza fondamentalista e che i talenti e la volontà di riscatto di chi giunge nel nostro paese possano rappresentare non un peso, ma una risorsa preziosa che non va spiegata” continua la dottoressa Calabrò.

Certo, questi ragazzi sono qui a spese nostre, pesano sul nostro bilancio, potrebbe dire qualche male informato. Ed invece no. Non è così. Le spese sono coperte dall’Edisu, Ente per il diritto allo studio universitario, da alcune università, dal museo egizio di Torino e dai Collegi Ghislieri e Borromeo. Finalmente questo paese ha fatto qualcosa di buono per qualcuno, ha dato un futuro a ragazzi che un futuro rischiavano di non averlo, ha dato speranza a dei giovani meritevoli. E a noi con loro.

Di Giulio Rinaldi

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