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Non si presenta alla sua laurea. L’allarme, poi la scoperta

Una studentessa bolognese ha invitato amici e parenti alla discussione della tesi, ma lei non arriva. Di Stefano Di Foggia Tutti pensavano ad un giorn

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Una studentessa bolognese ha invitato amici e parenti alla discussione della tesi, ma lei non arriva.

Di Stefano Di Foggia

Tutti pensavano ad un giorno di festa, la laurea, un brindisi tutti insieme e invece nulla, la ragazza non c’è. I genitori la chiamano ripetutamente al cellulare senza successo, non si spiegano il motivo della scomparsa e alla fine decidono di denunciare il fatto ai carabinieri. Dopo poco un primo indizio: la ragazza ha conseguito solo 18 dei 170 crediti necessari per la laurea in Astronomia. Il giorno successivo la venticinquenne viene rintracciata in un ostello a Brera e l’allarme rientra.

E’ interessante all’indomani della notizia, l’intervista di “Repubblica” a Fiorella Monti, docente di Psicologia e psicoterapeuta responsabile del Servizio di aiuto psicologico agli studenti dell’Alma Mater. La professoressa ha cercato di spiegare cosa c’è all’origine di una situazione così estrema. Racconta che il fenomeno è abbastanza raro, “negli ultimi anni abbiamo visto 4 o 5 casi di questo tipo: non sono numeri che ci allarmano, ma sono comunque il segno di una grande sofferenza”.

La domanda, che sorge spontanea, è come si possa prolungare una bugia così a lungo e quali ne siano le cause“Sono ragazzi che si trovano a vivere due realtà distinte: la recita e il fuori scena. Si creano l’illusione che nessuno se ne accorga o che, al contrario, qualcuno invece colga la loro difficoltà. Spesso questi ragazzi lanciano segnali, ma sono talvolta troppo deboli o contraddittori perchè la famiglia o gli amici possano accorgersene. Sino al crollo, cioè sino a quando si è costretti a fare i conti con la realtà reale, che non è più quella desiderata o immaginata”.

Per quanto riguarda le cause, Fiorella Monti ha proseguito così: “Sono complesse, non è possibile semplificarle. In genere c’è un divario tra le aspettative che hanno i genitori, che i ragazzi hanno fatto proprie, e le difficoltà negli studi che si possono incontrare, che non si riescono a risolvere da soli. I blocchi e i rallentamenti negli universitari sono frequenti, soprattutto nelle fasi di passaggio più delicate: agli inizi degli studi, nel passaggio dalle scuole superiori, o verso la fine. Non lo sono però casi così eclatanti”.
Altra domanda interessante è quale dovrebbe essere la reazione delle famiglie in casi così estremi. “La famiglia non deve arrabbiarsi né far finta di niente. Si tratta di situazioni patologiche, questi ragazzi vanno aiutati”. Secondo l’esperta non bisogna pensare che abbiano provato a farla franca, “non c’è macchinazione”.
La ragazza ora sta bene e per fortuna l’episodio non ha avuto conseguenze tragiche, “la stessa ragazza, registrandosi all’ostello, ha mandato un segnale di aiuto: voleva farsi trovare”.

Di Stefano Di Foggia

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