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Tre punti su cui la Facoltà di Medicina potrebbe (dovrebbe!) migliorare

Tre punti su cui la Facoltà di Medicina potrebbe (dovrebbe!) migliorare

Prendendo spunto dalla lettera aperta di un medico di Salerno. Test o non test. Numero di ammissioni aumentato o no. Test dopo il primo anno o non tes

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Prendendo spunto dalla lettera aperta di un medico di Salerno.

Test o non test. Numero di ammissioni aumentato o no. Test dopo il primo anno o non test dopo il primo anno. Sono queste le domande che si stanno ponendo gli esperti riguardo le varie facoltà di medicina sparse in Italia, ed il modo cui accedervi. Numerosi sono stati gli studenti, infatti, che hanno presentato ricorso negli ultimi anni perché fallimentari nel test, il quale non soddisfaceva tutte le norme di legge, a quanto pare. Risultato, riammissione automatica degli stessi da parte del Tar e tsunami di persone ad invadere facoltà già barcollanti e strapiene. Aule nuove da cercare, magari in un sottoscala, tirocini in difficoltà e così via, una macchina già ingrippata si fermava (quasi) definitivamente. Bisogna capire che se si va a spostare un mattoncino alla base di una piramide, non si dovrà guardare poi al solo mattoncino nuovo, ma a tutta la piramide che, probabilmente, starà per crollare. Oltre il problema dell’ammissione, infatti, le facoltà di medicina e chirurgia di tutta Italia ne presentano diversi altri. O, almeno, ne presentano due ulteriori, come si legge in una bella lettera aperta di Bruno Rivera, presidente dell’Omceo di Salerno.

Punto primo: il rapporto università-ospedale e ospedale-università. A detta di Rivera: “Le aziende Ospedaliere sono di fatto l’assemblaggio di due componenti: quella universitaria che non vuole essere assimilata a quella ospedaliera e quella ospedaliera per la quale non è primaria la sussistenza e la qualità della formazione degli studenti. Le amministrazioni delle Aziende hanno teso a trasformare il lavoro universitario in lavoro ospedaliero mentre sarebbe necessario cooptare il lavoro ospedaliero alla finalità formativa e di ricerca scientifica dell’università”.

Punto secondo, quello che Rivera chiama “il problema dell’autoreferenzialità”, problema legato all’esame di stato che devono affrontare i giovani medici di oggi. “I neolaureati di oggi sono chiamati in due sessioni consecutive di due ore e mezzo a risolvere 90 quiz a risposta multipla, con la presenza del Presidente dell’Ordine dei Medici in sede e di un altro rappresentante, il cui unico scopo, insieme con gli altri componenti della Commissione d’esame, è di sorvegliare il corretto svolgimento delle prove.” Secondo Rivera, vi dovrebbero essere in sede anche “espressioni del SSN e dell’Ordine dei Medici, con quest’ultimo adeguatamente riformato”.

Che si voglia paragonarla ad una piramide o ad un orologio, quindi, non si può non pensare che qui qualcosa s’è rotto. Da tempo.

Di Giulio Rinaldi

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