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Primo maggio: tra concerto e fave col pecorino, il vero valore viene dimenticato

Una giornata come questa di oggi non può essere ridotta ad un concerto e discorsi politici banali e quantomai ipocriti. Poco meno di una settimana fa

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Una giornata come questa di oggi non può essere ridotta ad un concerto e discorsi politici banali e quantomai ipocriti.

Poco meno di una settimana fa ero qui a scrivere riguardo il 25 aprile, festa della liberazione (e non della libertà, come troppi personaggi pubblici hanno invece chiamato). Come ogni anno, dopo il 25 aprile ricorre immediatamente il 1 maggio. Data che tende ad onorare le battaglie sindacali e dei lavoratori, che hanno lottato per ottenere dei diritti che non erano del tutto scontati. Il perché di questa data è riconducibile alla fucilazione di dodici uomini (quattro operai, quattro sindacalisti e quattro anarchici), i quali avevano organizzato uno sciopero per le otto ore lavorative proprio il 1 maggio 1886. A quel giorno seguirono giorni di rivolte provocando la morte di scioperanti, forze dell’ordine e civili. Se, come vi dicevo, il 25 aprile viene ricordato per quei valori per il quale è nato, lo stesso si può dire di questa giornata.

Se uno pensa al primo al maggio gli vengono in mente la prima giornata di mare, le fave col pecorino (mica male) e quel maledetto concerto. Sia chiaro, non sono contro la musica ci mancherebbe altro. Anzi è una buona iniziativa che raccoglie tantissime persone. Quindi chiedo scusa e mi correggo…e quei personaggi che salgono sopra il palco. Ma non i cantanti, la maggior parte dei quali anche molto bravi. Ma chi, con un’ideologia ben precisa nella testa, usufruisce di un palcoscenico per fare il proprio comizio politico. Un giorno molto importante e così significativo non può essere ridotto ad un mero discorso di buone intenzioni fatto davanti a migliaia di persone, per poi sistematicamente dimenticarsi tutto il giorno dopo. No. Qui si sta trasformando un concetto politico ben preciso (perché è di questo che si parla) in qualcosa che non saprei bene come definire. Il concerto, che possa piacere o meno, lo lascerei a quelle persone che magari vogliono starsi a sentire un po’ di musica e staccare con la vita quotidiana. Le forze politiche e quei sindacati che ogni anno salgono su quel palco il loro comizio politico dovrebbero farlo in silenzio, andando in giro per l’Italia a cercare e portare solidarietà a coloro che, anche di primo maggio, sono costretti a lavorare, vuoi perché glielo obbligano o vuoi perché, soprattutto con la disoccupazione del 12,4%, non possono permettersi di non andare sul loro posto di lavoro e di conseguenza perdere un giorno di stipendio. Il loro discorso composto di tante belle parole andrebbe detto quotidianamente e, soprattutto, seguito dai fatti concreti. Una volta fatto tutto questo, possono rimettere piede sul quel palco.

Ovviamente la mia è una provocazione, un’accusa lanciata in generale (non ce l’ho con una specifica forza politica, ma con tutte quelle che dovrebbero ogni tanto fare quanto detto). In un giorno con un così tanto grande valore simbolico, le fave col pecorino ed un po’ di musica che le portassero a quelli che non possono mangiarsele in riva al mare.

Di Lorenzo Santucci

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