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Workaholism: troppo lavoro, allarme “burn out” tra i giovani

Workaholism: troppo lavoro, allarme “burn out” tra i giovani

Un giovane su 2 dichiara di lavorare troppo: tra chi porta il lavoro in vacanza, chi in bagno e chi nelle pause alto il rischio di sviluppare disturbi

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Un giovane su 2 dichiara di lavorare troppo: tra chi porta il lavoro in vacanza, chi in bagno e chi nelle pause alto il rischio di sviluppare disturbi.

Workaholism”: essere ubriachi di lavoro, letteralmente. L’avreste mai detto? Eppure è così: addirittura il 63% dei millenials dichiara di lavorare sempre, anche in malattia, o durante il fine settimana. E, sentite bene, il 40% di loro dice di lavorare persino in vacanza.

Una generazione felice di lavorare? Tutt’altro: se non lavori molto, viste le paghe, non arrivi a fine mese. Contratti di 6 mesi non rinnovati, lauree inutili, prezzi esagerati: sono questi i motivi alla base della ubriachezza da lavoro che imperversa tra i giovani.

Una delle cause è la tecnologia

Nei geni dei giovani digitali”, dice Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, a “Il Sole 24 ore”, “è insita l’attitudine all’utilizzo di ogni apparato tecnologico che permetta una connessione al mondo, senza bisogno di spostarsi dal proprio ufficio e dalla propria casa”.
O dal proprio bagno: il 32% dei giovani lavoratori dice di lavorare persino sul gabinetto.

Gli effetti

Secondo uno studio della dottoressa Cecilie Andreassen, docente di psicologia all’Università di Bergen, sono molteplici i disturbi che il troppo lavoro potrebbe provocare: si va dal deficit di attenzione/iperattività ai disturbi ossessivi-compulsivi; o ancora i più “classici” disturbi d’ansia o depressione. Sintomi del famigerato “Burn out”.

Sono numerosi gli stimoli che possono impattare sulla scarsa capacità di mettere un limite ordinato alla propria esistenza”, continua la Osnaghi,

e la generazione dei millenials dimostra molta più preoccupazione verso il futuro rispetto alla precedente. Questo soprattutto a causa della ricerca dell’indipendenza economica, del desiderio di una famiglia da formare e poi mantenere, e dell’ansia di dover essere più bravi degli altri.

Ne consegue che le abitudini di lavoro sono diventate una gabbia in cui perdersi e i confini etici che proteggono la vita privata sono andati via via affievolendosi”.

Per poterne venir fuori basta poco: spegnete i cellulari ogni tanto e pensate ad altro, uscite e fatevi una birretta con gli amici. E non pensate sempre al lavoro. Per quello c’è sempre tempo. Procrastinate ogni tanto!

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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