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Columbia, studenti in sciopero: “Qualità peggiorata e costi sempre troppo alti”

Columbia, studenti in sciopero: “Qualità peggiorata e costi sempre troppo alti”

Gli studenti della Columbia University protestano per i costi dell'università troppo cari anche con la qualità dei servizi peggiorata a causa del Covi

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Gli studenti della Columbia University protestano per i costi dell’università troppo cari anche con la qualità dei servizi peggiorata a causa del Covid-19.

Se Atene piange Sparta non ride. Gli studenti delle università pubbliche sono in difficoltà da un anno nel dover affrontare i disagi e costi della pandemia. Ma stando alle notizie che arrivano dall’America, non sembra proprio che i colleghi dei costosi college privati stiano passando un periodo migliore. Persino nel circuito elitario della cosiddetta Ivy League, che riunisce gli otto più prestigiosi atenei degli USA, i giovani hanno alzato la voce per protestare. Nella Columbia University di New York i ragazzi sono in sciopero contro i disservizi e il calo della qualità del lavoro a fronte di un tasse di iscrizione e rette rimaste molto care.

L’iniziativa è partita dalla Young Democratic Socialists of America (YDSA) e va avanti già da qualche mese, nel corso del quale ha visto l’adesione di un migliaio di partecipanti. Il tema principale delle loro rimostranze è: perché pagare 60mila dollari all’anno per seguire le lezioni su Zoom?

Le restrizioni imposte dalla pandemia fanno venir meno tutti quegli aspetti che rendevano così rinomata l’università americana. Da tutto il mondo si iscrivono persone anche per l’opportunità di creare rapporti con professori e accademici, che possano aprir loro molte strade per la carriera. Stage e arricchimenti del proprio curriculum erano di fatto garantiti per tutti gli iscritti. Ora invece si può solo partecipare tramite uno schermo, da remoto. In più, i costi così alti sono sempre più difficili da sostenere. Molti universitari, infatti, visto il momento contingente di drastica contrazione dell’economia, non hanno più la possibilità di lavorare per mantenersi.

Per protesta verso questa situazione insostenibile in tantissimi hanno deciso di non pagare la rata mensile al College. La richiesta insistente è che i diritti degli studenti vengano tenuti più in considerazione nelle scelte manageriali di chi gestisce la Columbia. A cominciare proprio da canoni di iscrizione da rimodulare al ribasso, a fronte della situazione di generale restrizione e ridimensionamento delle attività.

Noi chiediamo che la nostra Università si impegni ad agire tenendo conto dei valori dei suoi studenti e di tutti i lavoratori in generale.

Dichiarano i ragazzi a gran voce. Tutto il mondo è paese, insomma. E anche attraversando l’Atlantico i problemi sono sempre gli stessi.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefé

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