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Carriera Alias sbarca al liceo: un passo avanti per i ragazzi transgender

Carriera Alias sbarca al liceo: un passo avanti per i ragazzi transgender

I ragazzi transgender sono sottoposti a numerose fonti di stress psicologico e l’introduzione della Carriera Alias al liceo potrebbe essere un solliev

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I ragazzi transgender sono sottoposti a numerose fonti di stress psicologico e l’introduzione della Carriera Alias al liceo potrebbe essere un sollievo…

Il nome anagrafico risulta uno dei maggiori disagi vissuti dai ragazzi transgender, soprattutto nel contesto scolastico, e ciò fa insorgere nel soggetto un senso di umiliazione. Così, già da qualche anno, in alcune università è stata introdotta la “carriera Alias”,

ovvero un libretto universitario/scolastico, correlato ai dati anagrafici, che però permette allo studente di decidere il proprio nome.

Da qualche giorno il Liceo Artistico di Latina ha fatto un passo avanti: ha introdotto anch’esso questo libretto, con lo scopo di evitare il disagio nei ragazzi transessuali e, d’essere una scuola più inclusiva, come affermato da una docente.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che vi sia un incremento notevole di minorenni che richiedano il non utilizzo del deadname ai professori, e spesso richiedono anche un’assistenza psicologica da parte della scuola.
Ma andando alla radice, per comprendere meglio cosa comporti anche il solo utilizzo del deadname, bisogna ricorrere allo stato emotivo dello stesso e ad una differenziazione di terminologia, a partire dalla differenza tra: sesso biologico ed identità di genere.

Mentre il primo riguarda la classificazione di un genere in base all’organo sessuale con cui si nasce, il secondo indica il senso di appartenenza ad un genere, quindi l’identificazione dell’individuo dal punto di vista psicologico in un altro genere, e spesso riguarda le persone di genere binario che cercano di conformarsi il più possibile al sesso opposto.

Ciò può far insorgere un malessere dal punto di vista psico-fisico, fino all’insorgere di una vera e propria patologia: la disforia di genere, in più, durante l’adolescenza, ci si trova sempre a fare a pugni con il proprio corpo, ed in particolar modo i ragazzi trans potrebbero sentirsi appartenenti ad un costrutto sociale tossico e nocivo dell’essere in un “corpo sbagliato”, un costrutto che non ha attinenza con la realtà.

Di conseguenza, l’identificazione con un nome che sia conforme alla propria identità di genere risulta un primo passo nell’accettazione di loro stessi e nel riconoscersi, così, evitando questo disagio, si incrementa l’inclusività anche nelle scuole stesse, nelle quali si è notata un’alta percentuale di ragazzi transessuali che abbandonano la scuola.

Così, il rilascio del libretto risulta un’opportunità per la diminuzione dello stress psicologico, per quanto sia comunque vincolato da una clausola: bisogna che vi sia un coinvolgimento della famiglia dell’alunn*, il quale deve già avere iniziato o un percorso di terapia psicologica o, già, di terapia ormonale.
Nel momento in cui egli è indisposto al riguardo, può chiedere comunque l’assistenza psicologica allo sportello scolastico.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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