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Un microscopio per la Statale di Milano

Un microscopio per la Statale di Milano

Acquistato per 3 milioni di euro, questo strumento dà la possibilità di studiare nuovi farmaci per combattere dei virus, tra i quali anche la febbre g

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Acquistato per 3 milioni di euro, questo strumento dà la possibilità di studiare nuovi farmaci per combattere dei virus, tra i quali anche la febbre gialla e Zika.

Quando il nostro Galileo inventava il microscopio l’aveva ideato con tutt’altra funzione, ovvero quella di guardare il cielo e scoprirne i segreti. Menti altrettanto illustre, col passare del tempo, lo hanno utilizzato per guardare anche ciò che all’occhio nudo è impossibile da vedere. A noi oramai sembra una banalità, ma non sempre è stato così.

Ultimamente ne è stato progettato uno nuovo e l’Università Statale di Milano lo ha acquistato per 3 milioni di euro. Sì 3 milioni, ma investiti benissimo. Questo strumento infatti permette di studiare e progettare nuovi farmaci che possano sconfiggere Zika, Dengue, Norovirus e Febbre Gialle. Per utilizzare un linguaggio prettamente scientifico, quello di cui stiamo parlando è di un microscopio elettrico a trasmissione per applicazioni a crio-temperature per lo studio di particelle di origine biologica. Insomma, una vera e propria invenzione. Il perché la Statale lo abbia voluto acquistare il microscopio e spendere una tale cifra (aiutata anche da Invernizzi) è soprattutto per una questione politica, se così è lecito chiamarla. Dove prima era stato costruito Expo adesso dovrebbe sorgere lo “Human Technopole”, un centro internazionale di ricerca, guidato anche dalle università di Milano, e che andrà a studiare temi di questo tipo. Il problema non sussisterebbe se il rettore della Statale, Gianluca Vago, non avesse proprio a cuore la questione del Technopole. Quindi, l’acquisto di uno strumento così innovativo e raro (è presente in pochi centri di ricerca al mondo, tra i quali figurano MRC-Cambridge, Centro di Ricerca DIAMOND-Oxford, a Leiden, in Cina, Strasburgo, America e Giappone) darebbe grande risalto all’università per il suo valore scientifico e per i ricercatori che ci lavorano dentro. Lo stesso rettore ha sostenuto come sia una decisione importante quella di andare a spendere una tale cifra da parte di un’università pubblica, alle quali vengono costantemente tagliati i fondi per la ricerca, ma che sulla sua utilità non si hanno dubbi. Attualmente collocato in Città Studi o al Sacco, il microscopio potrà essere utilizzato da tutti.
Insomma, oltre al valore politico e strategico di cui vi abbiamo parlato, questo è veramente un grande acquisto per la nostra ricerca. Soldi spesi in questa maniera non sono assolutamente buttati, anzi questi sono degli investimenti che potranno portare a benefici enormi.

Un sacrificio economico che l’università ha fatto con piacere seppur, come giustamente riportava il rettore, oggi i soldi sono sempre di meno. Come a dire, se la montagna non viene a Maometto…

Di Lorenzo Santucci

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