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Nascose decine di ebrei inventando il Morbo K, premiato il Fatebenefratelli di Roma

Nascose decine di ebrei inventando il Morbo K, premiato il Fatebenefratelli di Roma

Giovanni Borromeo, medico romano, aiutò diverse persone durante la guerra. Ci sono storie, anniversari e persone che vale la pena di ricordare. Uno di

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Giovanni Borromeo, medico romano, aiutò diverse persone durante la guerra.

Ci sono storie, anniversari e persone che vale la pena di ricordare. Uno di questi è sicuramente Giovanni Borromeo, medico del Fatebenefratelli di Roma, ospedale che si trova sull’isola Tiberina al centro del Tevere. Borromeo, che era medico durante la seconda guerra mondiale, nascose decine di ebrei nell’ospedale salvandoli dalla deportazione e dalla guerra. Come fece?

Borromeo inventò un morbo, chiamato Morbo di K (dove K sta per Kesserling o per Kappler), che avrebbe destato le paure delle SS, spaventate nell’entrare nel reparto poiché, fintamente, “contagiosissimo”.

Il morbo sarebbe stato presentato come una malattia neurodegenerativa, con convulsioni e demenza, oltre che con paralisi totale fino alla morte per asfissia. Un intero padiglione fu dedicato a questo morbo e qui furono ricoverate decine di ebrei, sotto falso nome. Ogni tanto qualcuno di loro “moriva”, in modo da poterlo nascondere e dare il suo posto a qualcun altro in pericolo.

Il 21 giugno scorso, nella Sala Assunta dell’ospedale, la Comunità ebraica di Roma e la Fondazione Museo della Shoah hanno voluto ricordare questo grand’uomo conferendo all’Fatebenefratelli una targa con su riportato “Casa di vita”. Alla cerimonia erano presenti anche due persone che furono salvate da Borromeo, Gabriele Sonnino e Luciana Tedesco, scampati all’assurda morte nei campi. Ci sono davvero storie e persone che vale la pena di ricordare.

Di Giulio Rinaldi

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