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La lotta razzista tra poveri

Sono ormai all'ordine del giorno attacchi ed uccisioni ai danni di “bianchi” e “neri”, quasi indifferentemente: un fenomeno che non possiamo può perme

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Sono ormai all’ordine del giorno attacchi ed uccisioni ai danni di “bianchi” e “neri”, quasi indifferentemente: un fenomeno che non possiamo può permetterci di sottovalutare.

Di Irene Tinero

Partiamo dai recenti fatti di cronaca nazionale: il 5 luglio, nella cittadina di Fermo (Marche) muore a causa delle percosse subite Emmanuel Chidi Namdi, per mano dell’ultrà Amedeo Mancini (39). Quest’ultimo avrebbe urlato alla moglie del nigeriano, Chinevery, “scimmia africana” e poi l’avrebbe strattonata provocandole delle escoriazioni (notizia questa riportata solo in alcuni quotidiani): a seguito dell’insulto è partita la colluttazione, in cui ha perso la vita l’immigrato.
Questa la prima versione diffusa.

Due giorni dopo, tra lo stupore di tutti, compaiono alcuni testimoni pronti a giurare che le cose non sono andate proprio così: Pisana Bachetti, fermana intervistata dal Resto del Carlino, dice di aver assistito a tutta la scena e giura che prima di sferrare il colpo, “il giovane fermano è stato letteralmente assalito dalla vittima e da sua moglie”. Amedeo non avrebbe avuto respiro per 5 minuti, chiunque provava ad intervenire veniva preso a “scarpate” dalla donna, che avrebbe chiamato anche i rinforzi, altri 15 amici nigeriani (anche queste notizie non presenti ovunque).

Il cavillo della questione ruota ovviamente intorno a chi ha colpito chi per primo: Chinevery Emmanuel chiede che venga fatta “giustizia nel modo migliore”, la Bachetti parla di “facilità” nell’urlare al razzismo, “ma dovevate esserci per capire la furia” ed infine Don Vinicio Albanesi, il parroco presso cui viveva la coppia, afferma sul Corriere Adriatico che la versione dei testimoni viene smontata dal referto medico, in cui è riportato un solo morso ai danni di Mancini.
Una cosa è certa, tutto è partito da un insulto ed un uomo è morto di botte, nel 2016.

Chi è Amedeo Mancini? Titolare di un’azienda zootecnica della zona, è un indagato a piede libero, bandito dagli stadi a causa del Daspo emesso dal questore di Ascoli Piceno, un uomo con il vizio del pugno.
Due domande sorgono spontanee: perché un soggetto simile, pericoloso per tutti, viva in totale libertà quando ci sarebbero tutte le premesse per fargli passare la voglia di allungare le mani; se dopo una partita della Fermana, sull’onda della stessa incertezza delle versioni, avesse sferrato il solo ed unico colpo ben assestato ad un vostro caro, bianco, occidentale pensate che l’opinione pubblica si sarebbe divisa a tal punto?

I movimenti neo fascisti stanno dilagando: vanno crescendo i “camerati del nuovo millennio”, hanno web radio, 25 redazioni in Italia e 10 all’estero, un mensile ed un trimestrale, migliaia gli iscritti. Sicuramente non tutti, ma tanti vivono di aggressioni, spedizioni punitive, bastoni, manganelli, motti scaduti dell’era fascista.

Dall’altro lato assistiamo ad eventi come quelli di Dallas (Texas), nella notte tra 7 e 8 luglio: un reduce dell’Afghanistan, simpatizzante (ma non appartenente) delle Pantere Nere, ha ucciso 5 agenti di polizia in virtù dell’odio per i bianchi. Il tutto mentre per le strade della città andava in onda una manifestazione pacifica contro la recente morte di due afroamericani, gli ultimi in Lousiana e Minesota.

La situazione americana è ancora più esplicativa di quella italiana: sta diventando una guerra dei poveri, tra il fascistello e l’immigrato, e se non si interviene con una sana politica di regolamentazione dell’immigrazione la situazione precipiterà.
Quando furono create le tratte degli schiavi tra Africa e America, quando erano i (vostri) nonni fascisti a portare le bombe in Africa, quando è scoppiata la terza guerra mondiale a suon di attacchi terroristici all’Occidente, a rimetterci è stato sempre il popolo e non chi viene idolatrato: come minimo, noi “poveri” dovremmo unirci e non dividerci.

Di Irene Tinero

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