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Ai posteri l’ardua sentenza: focus sul WeWorldIndex

Ai posteri l’ardua sentenza: focus sul WeWorldIndex

La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo del WeWorldIndex e delle

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La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo del WeWorldIndex e delle sue sentenze contro la “giovane” Italia.

Negli ultimi giorni è uscita la quarta edizione del WeWorldIndex, uno studio promosso ed attuato dalla WeWorld Onlus, organizzazione che da circa venti anni si occupa della tutela di bambini, adolescenti e donne nel mondo. Nella rilevazione non si può far a meno di notare come l’Italia abbia perso ben nove posizioni rispetto alla precedente, piazzandosi così agli ultimissimi posti per quanto riguarda i paesi europei.

La piaga che i soggetti a rischio esclusione sociale patirebbero maggiormente nel “Bel Paese” sarebbe la povertà educativa ereditaria, il cui livello sarebbe salito ulteriormente negli ultimi tempi ed ancora in crescita. Dunque le condizioni culturali ed economiche dei genitori si riverserebbero sui figli, impedendogli un maggiore grado di istruzione rispetto al loro. Non parliamo certamente di cattiveria per soggetti che si trovano tristemente economicamente impossibilitati a garantire un certo livello di studi alla propria prole.

Per aprire e chiudere velocemente una parentesi, i fatti sembrerebbero dire quanto negli ultimi decenni sia stata disattesa la tanto decantata mobilità sociale dello Stato liberale e liberista in Italia, ma non è questo il luogo debito ad una discussione del genere e la lasciamo semplicemente come una piccola considerazione od uno spunto di riflessione. La domanda che qui ci poniamo è: come è possibile che accada tutto ciò in una nazione in cui esiste un sistema di scuola ed università pubbliche?

Quando si parla di istruzione pubblica si intende uno Stato che garantisce uguale possibilità di accesso e fruizione del sapere a tutti, a prescindere dalle possibilità economiche e sociali degli individui. Il WeWorldIndex sembrerebbe però contraddire tale principio, nonostante sia tra i valori fondanti della Repubblica italiana.

Dunque esiste un sistema di istruzione pubblica in Italia?

– Scuola –

A mio avviso sì, ma non compiutamente. Nonostante sembrerebbe strano parlare di sfumature in un ambito del genere, si tratta proprio di questo. L’iscrizione ad istituti superiori ad esempio è gratuita, ma bisogna coprire l’ingente costo del materiale, come libri e quant’altro. Esistono buoni ed agevolazioni per chi ha un reddito familiare molto basso, ma non coprono né tutta la fascia delle famiglie in difficoltà né l’intero costo del corredo necessario alla frequenza.

– Università –

Per quanto riguarda l’università, l’iscrizione è addirittura tassata, seppur in modo progressivo secondo il valore ISEE, ma in alcuni casi si arrivano a toccare cifre intorno ai tremila euro all’anno. Anche qui non bisogna dimenticare il seguente esborso per il materiale didattico, che qui viene ancor meno aiutato dallo Stato per i meno abbienti.

È possibile così vedere come i dati del WeWorldIndex non siano assolutamente campati in aria, anzi, forse anche estremamente prevedibili. Ultimamente c’è stato un maggiore stanziamento di fondi da parte del governo, ma parliamo spesso di unità vincolate a delle specificità e comunque sicuramente non abbastanza. È indubbio come il mondo dell’istruzione pubblica in Italia abbia bisogno di una svolta decisa per quanto riguarda le risorse destinante a garantire il diritto allo studio, perché solo quando tutti potranno accedere al sapere con uguali possibilità, potremo pensare di avanzare nella classifica sopra citata e conseguentemente abbassare o utopisticamente annullare il rischio di esclusione sociale per intere fette della società.

Molti nella politica dichiarano di interessarsi al tema, ma riusciranno davvero i nostri prossimi governanti a mettere seriamente mano a questo gap?

Ai posteri l’ardua sentenza

#FacceCaso

Di Edoardo Frazzitta

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