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Medicina: dalla teoria alla pratica grazie ai pazienti “hi-tech”

Medicina: dalla teoria alla pratica grazie ai pazienti “hi-tech”

La Sapienza di Roma inaugura quest’anno la sua prima sala operatoria virtuale, dotata di manichini robotici per simulare l’intervento chirurgico. E i

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La Sapienza di Roma inaugura quest’anno la sua prima sala operatoria virtuale, dotata di manichini robotici per simulare l’intervento chirurgico. E i ragazzi si affezionano a loro.

Di Silvia Carletti

Con la medicina non si scherza: un conto è aver studiato sui libri, un’altra cosa è trovarsi faccia a faccia con la realtà di una sala operatoria, le emergenze, pazienti che arrivano in ospedale in fin di vita. Quanti medici alle prime armi riescono a mantenere lucidità e sangue freddo? Quanti di loro saprebbero gestire il caso-limite? La causa di questa inesperienza generale è da attribuire certamente alla difficoltà per un neolaureato o uno specializzando in medicina di fare pratica effettiva su pazienti reali, soprattutto se si ha a che fare con situazioni molto rischiose o emergenze.

Nella sala operatoria le manovre sono estremamente delicate e difficili, così che i tirocinanti spesso devono limitarsi a osservare l’intervento, registrare le azioni e i comportamenti del medico operante senza poter intervenire direttamente. Come crescere nell’esperienza allora?

L’università La Sapienza di Roma ha trovato la risposta nella tecnologia biomedica: sala operatoria virtuale e manichini robotici come pazienti per un totale di 350 metri quadri di spazio dedicato alla simulazione medica.

Gli studenti possono sperimentare l’operazione in un’esperienza verosimile grazie alla sensibilità meccanica dei robot su cui lavorano, prodotti di un’ardua collaborazione tra ingegneri meccanici, elettronici e informatici. Essi sono in grado di piangere, sudare, sanguinare, simulare un arresto cardiaco, con reazioni fisiologiche a tutti gli effetti uguali a noi umani. Inoltre, al loro interno sono provvisti di telecamere che riprendendo il lavoro degli studenti consentono di esaminare metodi e azioni degli operatori, riguardare e correggere gli errori e le procedure eseguite durante la simulazione.

Per promuovere questo nuovo spazio nella Facoltà di Medicina la Sapienza ha organizzato l’incontro “La simulazione per la didattica delle facoltà di Medicina” nel quale due gruppi di medici specializzandi si sono sfidati nella simulazione di quattro casi clinici, due con un manichino pediatrico e due con l’adulto. “Fare simulazione significa acquisire un metodo razionale di approccio al paziente, un passaggio che non si insegna sui banchi delle facoltà”, ha detto Giuliano Bertazzoni di Medicina interna Università Sapienza di Roma , mentre il rettore Eugenio Gaudio ha sottolineato l’efficienza e la disponibilità del simulatore per tutti gli studenti: “Oggi in manichini sono perfetti e consentono di svolgere quelle pratiche che è difficile fare per la prima volta su un paziente che ha bisogno di un operatore già qualificato per esser visitato in maniera opportuna”.
Pazienti e fedeli compagni degli aspiranti medici, questi robottini hanno conquistato i ragazzi che lavorando spesso con loro hanno cominciato ad affezionarvisi come delle persone, tanto che il manichino su cui si sono esercitati nel convegno ha ricevuto anche un nome, si chiama Guglielmo.

I ragazzi lo hanno curato e “salvato” più volte; la cosa curiosa è che il robot è anche in grado di morire, ma può riattivarsi e “resuscitare”, pronto per un nuovo intervento.

Di Silvia Carletti

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