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Il Jackfruit contro la fame nel mondo?

Frutto originario dell’India, dove è considerato il frutto dei poveri, è ricco di carboidrati e sali minerali. Per alcuni sarà il cibo di tutti, anche

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Frutto originario dell’India, dove è considerato il frutto dei poveri, è ricco di carboidrati e sali minerali. Per alcuni sarà il cibo di tutti, anche dove si soffre carestia.

Jackfruit potrebbe essere un’ottima risposta alimentare ai cambiamenti climatici. Questo frutto dai caratteri tropicali ha come luogo di sviluppo le pendici meridionali indiane dell’Himalaya, è tra l’altro il più grande in natura a crescere sugli alberi, oltre a essere sempre più diffuso nel sud-est asiatico, in Australia e Brasile.

Molti lo chiamano il cibo dei poveri, in India è visto proprio tipico degli strati più bassi della popolazione, ma il governo sta facendo di tutto per promuoverlo. Potrebbe presto ritagliarsi uno spazio importante nel futuro dell’alimentazione globale, anche in virtù delle sue caratteristiche:

è di grandi dimensioni (pesa fino a 30 chili), ha un gusto che da fresco ricorda ananas e mela, mentre cotto offre insolitamente il sapore della porchetta. Ciò che ancora più incuriosisce del Jackfruit ( in italiano si usa il nome portoghese di giaca) è la sua composizione, ossia polpa e semi, entrambi edibili e ricca fonte di carboidrati; contengono tra gli altri potassio, calcio e ferro.

Shyamala Reddy, biotecnologa dell’Università di Scienze agrarie a Bangalore afferma che “mangiando da dieci a dodici arilli ( parte esterna del seme ) di Jackfruit al giorno, si può fare a meno di qualsiasi altro alimento per mezza giornata”.

In virtù quindi delle sue peculiarità e della grande fetta di fabbisogno giornaliero che soddisfa, questo frutto asiatico viene giudicato una coltivazione da promuovere perché facile da coltivare e resistente a parassiti, malattie, alte temperature e siccità.

Sarà proprio questo il cibo ecosostenibile con cui nutrire un numero sempre maggiore di nazioni emergenti?

Di Umberto Scifoni

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