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Vittime giovanissime a Monaco

L'attentatore era un 18enne tedesco-iraniano. Puntava a uccidere il maggior numero di giovani a causa del bullismo subito a scuola. Un'altra strage, q

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L’attentatore era un 18enne tedesco-iraniano. Puntava a uccidere il maggior numero di giovani a causa del bullismo subito a scuola.

Un’altra strage, quella di Monaco, avvenuta ieri sotto gli occhi di tantissimi passanti. È accaduto nel tardo pomeriggio e da poco è nota l’identità dell’attentatore. David Ali Sonboly, 18 anni e tedesco-iraniano, è il ragazzo che ha compiuto il terribile gesto mosso da una profonda rabbia per aver subito bullismo dai suoi compagni di scuola. In lui, anche una vena di xenofobia dato che la maggior parte dei ragazzi che lo prendevano in giro sono figli di immigrati, come lui.

E proprio contro i giovani era mirato il suo attacco, studiato nei minimi dettagli anche strizzando l’occhio ai precedenti di Utoya, dove morirono 77 persone radunati al Campus Giovani del Partito Laburista Norvegese, e a quelli di Winnenden, dove persero la vita 15 persone in una scuola. David era sotto cura farmacologica per una forte depressione e, tuttavia, era ritenuto un ragazzo tranquillo nel suo quartiere, uno dei più poveri di Monaco. Aveva deciso di vendicarsi contro chi lo aveva ferito e aveva creato un finto evento in un McDonald’s della zona per attirare quanti più giovani possibile.

Dopo un acceso scambio di insulti con un ragazzo sul balcone di un palazzo di fronte al luogo dell’attacco, l’attentatore ha iniziato a sparare a zero sui passanti.

Il bollettino è tremendo: 27 feriti e 9 morti, tra i quali 5 minorenni. Il capo della polizia di Monaco ha affermato che tra le vittime ci sono un 15enne, tre 14enni, un 19enne, un 20enne e una signora di 45 anni.

Anche le nazionalità sono diverse, essendo la zona dell’attentato piena di immigrati: tre kosovari, tre turchi e un greco. David, poi, si è rivolto la pistola contro e si è ucciso mentre era inseguito dalla polizia.

Un gesto isolato, non legato all’Isis o ad altre cellule terroristiche dell’estremismo islamico. Un gesto che ha tolto la vita a tanti, troppi, giovani che dovevano fare ancora troppe esperienze. Un gesto di un ragazzo distrutto dal dolore per non essere stato compreso e che ha espresso la follia lampante nascosta nel disagio di non essere stato ascoltato.

Di Giulia Pezzullo

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