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Nuovo passatempo per la Lega: il telefono anti-gender

Nuovo passatempo per la Lega: il telefono anti-gender

30mila euro di fondi per uno sportello per la denuncia della diffusione della teoria gender nelle scuole. Il nuovo modo omofobo della Lega per contras

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30mila euro di fondi per uno sportello per la denuncia della diffusione della teoria gender nelle scuole. Il nuovo modo omofobo della Lega per contrastare un nemico invisibile.

Quasi due mesi fa era stata annunciata la proposta di creare una linea telefonica, nonché uno sportello, dedicato alla famiglia e mirato alla denuncia della presunta diffusione pericolosa della (aiutatemi a dire) teoria gender per la regione Lombardia. I progetti che molte scuole italiane hanno adottato sul fronte della conoscenza delle diversità sessuali, religiose o culturali, del riconoscimento dell’uguaglianza senza pregiudizi e dell’accoglienza per ogni essere vivente sono stati purtroppo scambiati per un tentativo di indottrinamento delle giovani menti degli studenti.

La teoria gender, mai rivendicata da nessun centro di cultura omosessuale, si è letteralmente impadronita di alcuni esponenti politici e genitori sostenitori della famiglia cosiddetta naturale. In modo particolare, questo profondo disagio si percepisce forte al Nord Italia a causa della omofobica e ridicola campagna politica della Lega. L’ultima trovata, appunto, riguarda una sorta di call-center della salvezza o sportello di aiuto per tutti coloro che si sentono minacciati dalle presunte teorie legate alla sfera degli omosessuali e della questione del genere.

Sarà attivo da settembre e, come fa notare l’assessore regionale alle Cultura e alle Identità, Cristina Cappellini, la tempistica è perfetta in quanto settembre è il “mese cruciale per la programmazione e l’avvio del nuovo anno scolastico“. La gestione del telefono anti-gender vedrà affidata all’Associazione Italiana dei Genitori (Age) di stampo fortemente cattolico. Questa crociata omofoba è sbandierata a grande voce, oltre che dalla Cappellini, dal leghista Massimiliano Romeo e da Roberto Maroni, i quali si dicono soddisfatti del risultato ottenuto. Addirittura, Cappellini ha proposto alle regioni Liguria e Veneto: “Creiamo la macroregione della famiglia“.

Ciò che fa più scalpore, oltre all’idea in sé, è l’uso di 30mila euro di fondi che quest’iniziativa ha vinto tramite un bando pubblico della Regione Lombardia. Sin da subito, infatti, questo sportello ha destato forte proteste. Partendo da Facebook, dove era stato creato un evento che prevedeva l’inondazione di foto di baci sulla pagina della Cappellini, arrivando alle dichiarazioni dei politici di altre opinioni. Brambilla ha detto: “La Lega non perde occasione di mettere in campo iniziative retrograde e oscurantiste. Il call center anti-gender è un’iniziativa priva di fondamento, ideologia e inutile“. A sua volta, Paladini ha affermato: “Mi vergogno profondamente di vivere in una regione che s’inventa un nemico immaginario. E comunque propongo di sommergere di telefonate questo centralino. Tanto se si crede alla teoria del gender si può dire e fare qualsiasi cosa“.

Di Giulia Pezzullo

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