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Ricordare per fare giustizia

Ricordare per fare giustizia

La memoria come arma contro l’insabbiamento ed il menefreghismo Ieri pomeriggio a palazzo Madama, sede del senato della Repubblica, a noi ragazzi del

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La memoria come arma contro l’insabbiamento ed il menefreghismo

Ieri pomeriggio a palazzo Madama, sede del senato della Repubblica, a noi ragazzi del Tasso insieme al professor Mochi è stato consentito di assistere alla presentazione del primo di una collana di libri riguardante i processi militari che seguirono la fine della seconda guerra mondiale. Il volume “La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia 1943-2013”, di Marco De Paolis e Paolo Pezzino tratta appunto del difficilissimo argomento delle responsabilità dei militari nei confronti dei civili durante il conflitto.

L’idea è partita dal ritrovamento del cosiddetto “armadio della vergogna”, in cui erano stati nascosti migliaia di fascicoli riguardanti azioni militari ai danni della popolazione italiana e non, ovvero testimonianze scritte di centinaia di migliaia di stragi delle truppe nazi fasciste per seminare il panico e la paura in tutto il suolo italiano.
Il tema centrale dell’incontro e lo spunto più interessante a mio parere è stata la questione “a cosa serve, a 70 anni di distanza, fare dei processi ai danni di persone ormai molto anziane o decedute?”. La risposta è stata chiara e precisa “Per ridare alle vittime e ai loro discendenti la loro dignità, strappata da chi, senza una logica ma con spietata freddezza, ha ordinato e commesso questi crimini contro l’umanità”.

Non è quindi una formalità, una perdita di tempo: processare e condannare chi si è macchiato di queste colpe è un dovere della società civile moderna, una società che ripudia la guerra e ripudia ancora di più lo strumento del terrore ai danni del popolo. È un dovere nei confronti di chi quel terrore l’ha vissuto e subito, di chi purtroppo non riesce, ad anni e generazioni di distanza, a superare un dolore immenso poiché frutto dell’insensatezza dell’agire umano.
Riconoscere le colpe e punire, seppur in contumacia, i responsabili, significa aver imparato dagli errori dei nostri padri, aver colto l’insegnamento della pagina più nera della storia dell’uomo. Significa evitare che certe idee si ripropongano, soprattutto in epoche di malcontento delle folle come la nostra, come pretesto per fomentare l’odio e il disprezzo del diverso, cosa che purtroppo sta tornando sempre più in auge negli ultimi tempi.

Significa mostrare l’evidenza dei fatti ai pochi (per fortuna) che osano insinuare che certi eventi non siano mai accaduti, che sia tutta una montatura mediatica: questo è il più grande rischio, che la mancanza di memoria si tramuti in follia, in alienazione da certi valori che dovrebbero essere propri di ogni essere umano: rispetto, compassione, capacità di convivenza.

In poche parole: trasmettere valori sani tra cittadino e cittadino, attraverso lo strumento del ricordo, seppur doloroso, di questi eventi ignobili e totalmente incomprensibili, come quello dello sterminio di milioni di ebrei e civili.

Ps: QUESTO sito è davvero ben fatto, penso che lo potrai trovare molto interessante.

Di Giacomo Mannucci

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