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Le scuole di Herat continuano a chiudere, a scapito dei più giovani

Quando i "grandi" litigano e a pagarne le conseguenze siamo noi ragazzi. Andare a scuola è un diritto garantito in buona parte del mondo, dove nella s

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Quando i “grandi” litigano e a pagarne le conseguenze siamo noi ragazzi.

Andare a scuola è un diritto garantito in buona parte del mondo, dove nella stragrande maggioranza delle società civilizzate rappresenta il mezzo principale per garantire un’istruzione a bambini e ragazzi. Solo attraverso una solida istruzione, a partire dalla capacità di saper leggere e scrivere (il che non è scontato purtroppo), quello che oggi è un bambino domani potrà essere un uomo libero: libero di scegliere il proprio destino senza che sia qualcun altro a farlo per lui.
Purtroppo non a tutti è garantita la possibilità di frequentare una scuola, di imparare, di socializzare stando a contatto con amici, di costruire la propria identità e, spesso, chi paga tale dazio sono i giovani che versano in situazioni precarie, di degrado, spesso di guerra.

Proprio quest’anno, infatti, sono state chiuse più di quaranta scuole a Herat, provincia occidentale del martoriato Afghanistan: la notizia è stata data questi giorni dalla Tolo tv di Kabul, specificando che la chiusura delle scuole è stata lentamente necessitata da imprecisati “motivi di sicurezza”.

Fatto sta che secondo le stime realizzate dal Dipartimento dell’Educazione provinciale di Herat sarebbero almeno 2.000 i bambini rimasti a casa e privi della possibilità di frequentare la scuola e quindi anche di imparare. Si, perché per questi bambini, che ricordiamo sono nati sotto le bombe piovute su tutto l’Afghanistan negli ultimi quindici anni, andare a scuola e imparare è importantissimo, più di quanto possa servire a noi che viviamo già in una società civilizzata ed istruita. Pensaci, saranno proprio loro gli uomini e le donne che tra qualche anno scriveranno il destino del loro Paese, che per poterlo rendere migliore deve essere formato da uomini migliori.

Molto discussi sono gli imprecisati motivi di sicurezza alla base dell’inerte tendenza alla chiusura delle scuole: attualmente, infatti, l’Afghanistan sta passando un periodo di relativa tranquillità, dopo che nel 2014, dopo tredici anni, è terminata la missione NATO definita ISA (International Security Assistence Force), che dal 2001 ha impegnato militari provenienti da 40 paesi NATO, sotto l’egida dell’ONU, al fine di riportare la pace nel Paese, soprattutto a Kabul, precipitato in passato nelle mani dei talebani e dei terroristi di al-Qāʿida che non hanno fatto altro che seminare scompiglio e terrore per salire al potere. Oggi l’Afghanistan, quindi anche Herat, è oggetto di un’altra missione, sempre indetta dalla NATO e definita “Resolute Support Mission”, la quale ha un obiettivo diverso dalla precedente ed è stata iniziata proprio a seguito del ritorno alla sicurezza del Paese.

Non si comprende, quindi, perché le scuole rimangano chiuse, procurando un enorme danno ai bambini e al loro futuro, ma non è impossibile affermare che il motivo non sia altro che quello di controllare coloro che saranno le colonne portanti del Paese, tenendoli alle strette, perché, come la storia ci insegna, la cultura libera l’uomo e privarlo dell’istruzione non rappresenta altro che un efficace strumento di controllo delle masse.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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