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Ma le Università telematiche stanno davvero vincendo?

Da quando gli Atenei online sono nati nel 2014 la cavalcata verso il successo è stata incessante, raggiungendo ottimi risultati quando le università “

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Da quando gli Atenei online sono nati nel 2014 la cavalcata verso il successo è stata incessante, raggiungendo ottimi risultati quando le università “tradizionali” faticano ad andare avanti.

Sono passati più di dieci anni da quando l’ex Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti nel 2003 istituì con decreto ministeriale le cosiddette “università telematiche” con l’originale intento di tenere il passo con il resto del mondo ed adeguarci ai nuovi metodi di insegnamento a distanza che tanto spopolano nei paesi più avanzati (in Inghilterra l’insegnamento a distanza risale addirittura al 1979).
L’obiettivo era quindi ambizioso, non rimanere indietro, ancorati ad un sistema didattico non più confacente a pieno con le esigenze della realtà moderna del mondo universitario e lavorativo. Infatti,

le università telematiche sono state istituite appositamente per rispondere alle esigenze di chi non può seguire fisicamente i corsi universitari o chi ormai da anni lontano dalle aule accademiche per qualsivoglia motivo voglia ricominciare a studiare in modo flessibile rispetto ai propri impegni.

Così in poco più di un decennio gli atenei online sono nati e si sono sviluppati molto velocemente raccogliendo subito il consenso di una larga fascia di studenti, disposta a pagare a caro prezzo i vantaggi che da questi istituti derivano.
Ma come si studia in queste università? Cosa le differenzia rispetto a quelle tradizionali, spesso risalenti a centinaia di anni fa?
Basta dare un’occhiata sui loro siti per rendersi conto che prevedono più o meno tutte lo stesso metodo di studio:

l’utilizzo dei mezzi informatici, più propriamente di piattaforme online dette “e-learning” (adesso adottate anche dalle università tradizionali) dove reperire tutti i materiali delle lezioni, che non è obbligatorio frequentare fisicamente, in aggiunta a strumenti per assistere in “streaming” o in differita alle lezioni stesse.
Insomma, slides, filmati, esercitazioni da svolgere a casa sono il nocciolo duro delle università telematiche, molto diverse da quelle più tradizionali che invece richiedono partecipazione fisica (spesso obbligatoria) alle attività accademiche, verifiche in aula e un contatto diretto con i professori.

Le università classiche però cadono a pezzi, causa cattivi investimenti e tagli che sono stati fatti negli ultimi anni, mentre le telematiche sembrano non conoscere alcuna crisi. Soprattutto da quando il titolo conseguito è stato giuridicamente equiparato alla laurea presso le università tradizionali. La domanda, infatti, sorge spontanea: perché dover frequentare tutti i giorni, farsi venire gli incubi e passare giornate intere a studiare quando invece è possibile conseguire lo stesso titolo in modo molto più flessibile?
Proprio per correre ai ripari da una deriva ormai attuale il legislatore e il governo hanno cercato di prevedere misure per avvicinare per quanto possibile i due sistemi universitari che ora corrono su due binari paralleli:

nel 2006 sono stati previsti requisiti più stringenti affinché si possa parlare effettivamente di università telematica (vi era e vi è tutt’ora il rischio che molto spesso quelli che sarebbero solo centri di aiuto per la preparazione di esami universitari si spaccino o si trasformino in strutture universitarie), tanto che sono solo 11 attualmente gli istituti riconosciuti come tali (visualizzabili a QUESTO LINK).

Sempre nel 2016 l’ex Ministro dell’Istruzione Giannini ha previsto l’obbligo di incrementare l’assunzione di un numero maggiore di professori nelle università telematiche, con una proporzione di 6 docenti ogni 150 studenti: proprio questa misura è stata definita lesiva nei confronti degli istituti online, in quanto sarebbero obbligati ad un carico di spesa superiore al netto di una necessità in concreto inesistente proprio perché le lezioni si svolgono a distanza.
Le misure sono molte e per la maggior parte volte a correggere le enormi storture che le università telematiche hanno:

  • correggere il disequilibrio nel rapporto tra professori e studenti;
  • garantire l’effettività della preparazione degli studenti che spesso si laureano in tempi più brevi, dato il bonus che alcuni istituti prevedono rispetto al tempo di laurea normale, e che sono poi invece comparati con i laureati in università tradizionale, per evitare, per quanto possibile, che le telematiche non siano solamente delle scorciatoie;
  • evitare il fenomeno dei “professori fantasma”, idonei e non assunti, a favore dell’inserimento del solo nome di docenti ben più prestigiosi che figurano solamente nella lista dei professori e che ricevono spesso rosei compensi a questo medesimo fine senza nemmeno sapere dove sia l’università.

Insomma, telematiche o non telematiche? A voi la scelta, sempre consci dell’obiettivo che volete raggiungere, non mentite a voi stessi!

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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