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Mobilità docenti? Zitti tutti, forse a Marzo la svolta

Mobilità docenti? Zitti tutti, forse a Marzo la svolta

Sentiamo tutti giorni parlare di “mobilità” degli insegnanti e finalmente sembra essere arrivato anche quest’anno il fatidico momento in cui gli inseg

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Sentiamo tutti giorni parlare di “mobilità” degli insegnanti e finalmente sembra essere arrivato anche quest’anno il fatidico momento in cui gli insegnanti possono proporre domanda di mobilità: ma cosa è la mobilità?

È vero, la vita degli insegnanti scolastici ai giorni nostri non è molto facile: non sono valorizzati nel loro ruolo fondamentale, non vengono adeguatamente retribuiti, si trovano a lavorare in strutture fatiscenti e spesso con studenti da domare più che educare.

Un ulteriore problema di non poco conto è ricevere una cattedra lontana da casa, dall’altra parte della città, in un altro comune, se non in un’altra provincia o regione; ovviamente questo influenza non poco l’attività di insegnamento, risultando spesso difficile impegnarsi a pieno quando bisogna fare ore di viaggio per raggiungere la propria scuola.

Ecco che per risolvere questo problema è prevista per gli insegnanti (come anche per altre categorie di lavoratori) la possibilità di chiedere il cambio di sede, così come regolata dal Contratto Collettivo Nazionale (intervenuto anche quest’anno) tra la delegazione di parte pubblica rappresentante il Ministero dell’Istruzione e le associazioni sindacali di settore (F.L.C, C.I.S.L., U.I.L.,…).

Da quanto previsto dal contratto collettivo, risulta una netta differenza tra il trasferimento e mobilità, spesso usati impropriamente come sinonimi:

  • Il trasferimento riguarda la possibilità per i docenti e per il personale scolastico di chiedere di essere spostati in un’altra scuola dello stesso comune o in un altro comune della stessa provincia (sempre nello stesso ordine di istruzione o nella stessa classe di concorso);
  • Si parla di mobilità, invece, per fare riferimento al cambio di cattedra, passaggi di ruolo o cambio della sede territoriale però da un comune ad un altro appartenente ad un’altra provincia.

Proprio il Contratto Collettivo firmato dalle parti in causa ad inizio 2017, valido per l’anno accademico 2017/2018, è tornato sotto la luce dei riflettori nelle ultime ore.
Dal contratto, infatti, risulta che le operazioni di mobilità si svolgeranno in un’unica fase, nella quale il personale docente, con un’unica domanda, potrà segnare 15 preferenze diverse, in ordine di gradimento, alle quali legare la propria mobilità, per non più di 5 scuole diverse.

Esistendo il contratto manca solo la sua concreta attuazione e i docenti in questione stanno aspettando frementi che venga pubblicamente dichiarato il periodo per inviare le proprie domande di mobilità, perché da queste dipende il loro futuro.

Ecco che nelle ultime ore è rimbalzata su numerosissime piattaforme Internet e in diverse redazioni l’indiscrezione, non ancora confermata, che

il Ministero dell’Istruzione abbia individuato il tanto desiderato periodo per la seconda parte di marzo, dal 14 al 31 del mese, smuovendo così gli animi dei numerosissimi insegnanti chiamati in causa.

Come detto, le date non sono ancora state confermate; inoltre, sia ben inteso che queste potrebbero anche essere modificate all’ultimo momento per la sopravvenienza di nuove e diverse esigenze.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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