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La riforma “Buona Scuola bis” diventa realtà: emanati i decreti attuativi

La riforma “Buona Scuola bis” diventa realtà: emanati i decreti attuativi

È finalmente terminato il percorso di riforma della scuola iniziato ben due anni fa dal governo Renzi, attraverso l’emanazione dei relativi decreti at

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È finalmente terminato il percorso di riforma della scuola iniziato ben due anni fa dal governo Renzi, attraverso l’emanazione dei relativi decreti attuativi, senza soluzione di continuità.

Il 7 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato i restanti decreti attuativi della riforma Buona Scuola “bis”. Si tratta del tentativo di dare concreto seguito alla riforma renziana in tema di istruzione. Lo stesso Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aveva sottolineato a pochi giorni dalla sua nomina: “Non so se sia mai esistito il renzismo. Se è la spinta di Renzi per le riforme la rivendico, C’è molta continuità con il governo precedente. La discontinuità è ovvia, io non sono Renzi anche perché non ho l’età. Voglio dare attuazione delle riforme del governo precedente. Già abbiamo dato attuazione a scuola e unioni civili”.

Le novità introdotte con la riforma e rese concrete dai decreti governativi riguardano

  • l’esame di maturità,
  • il percorso per diventare insegnanti,
  • misure contro il precariato dei professori,
  • strumenti a tutela dei disabili,
  • l’esame di terza media e
  • lo stanziamento di fondi a sostegno degli studenti e delle loro famiglie.

In sostanza, si tratta di una riforma che mira a rinnovare il sistema scolastico italiano, adeguandosi ai parametri utilizzati nel resto d’Europa.

Tra le più importanti novità, lodevoli di nota sono le modifiche apportate all’esame di maturità:

  • a partire dall’anno scolastico 2018/2019 verrà eliminata la c.d. “terza prova”, il “quizzone”, rimanendo solo due prove scritte.
  • Per essere ammessi all’esame bisognerà aver conseguito la sufficienza (il 6) in tutte le materie ma chi non ci riesce potrà “barattare” un certo numero di crediti conseguiti nel triennio per raggiungere la fatidica soglia minima.
  • Saranno massimo 40 i punti acquisibili con le due prove scritte, 20 a testa potendone raggiungere altri 20 con l’esame orale e 40 con i crediti (che vengono aumentati rispetto agli attuali 25).

Per partecipare all’esame finale, bisognerà aver preso parte ad un’esperienza di alternanza scuola-lavoro, oltre ad aver conseguito positivamente le prove ad invalsi in inglese, italiano e matematica.
Novità in arrivo anche per l’esame di terza media che dal 2018 verrà modificato in questo modo: saranno previste tre prove scritte seguite da un colloquio, rispetto alle attuali sei prove; viene eliminata la tesina, la prova concettuale e gli invalsi.

Anche l’iter per diventare insegnanti viene riformato: infatti, chi vuole seguire questa strada avrà bisogno di tre anni, dopo aver conseguito la laurea, per entrare direttamente in ruolo.
Fondamentale è l’aumento delle risorse stanziate per il diritto allo studio, triplicate da 10 a 30 milioni, utili per garantire l’elargizione di borse di studio, per l’esonero dalle tasse scolastiche in determinate situazioni, per i servizi di mobilità e trasporto…

Da parte del Governo c’è molta soddisfazione. Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni così commenta il suo operato: “Si completa e si vara definitivamente la riforma della scuola. Rappresenta una notevole iniezione di qualità nella nostra scuola […] E’ fondamentale dare ai nostri concittadini la sicurezza che il governo mette in pratica, mantiene, sviluppa, le decisioni che hanno caratterizzato l’azione di questi anni. Lo abbiamo fatto oggi sulla scuola, lo faremo domani a Milano con il lancio del progetto Casa Italia per una grande opera di prevenzione nel Paese”.

Anche se tanta è la soddisfazione immediata, sicuramente almeno per il tentativo di aver messo mano ad una materia che negli ultimi anni è stata disseminata da interventi normativi disorganici, superficiali e frettolosi, non tutti sono soddisfatti, come la coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, Francesca Picci: “Il governo non ascolta gli allievi”.

L’unico modo per poter dare un parere è però aspettare, almeno, l’entrata in vigore della normativa, per verificarne i concreti effetti sul campo.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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