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Europa: la fiducia dei giovani riparte dal progetto Erasmus

Europa: la fiducia dei giovani riparte dal progetto Erasmus

Rafforzare l’Erasmus per curare l’Europa. È questa l’idea che nelle stanze del potere di Strasburgo sta via via ricominciando a prender piede, nel ten

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Rafforzare l’Erasmus per curare l’Europa. È questa l’idea che nelle stanze del potere di Strasburgo sta via via ricominciando a prender piede, nel tentativo di creare, partendo dai giovani, quel sentimento di appartenenza all’Unione Europea che in molti, soprattutto i meno giovani, spesso hanno smarrito.

In questo momento storico in cui non è infrequente riscontrare un sentimento di sfiducia nell’Unione Europea, in quella Europa che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann prefigurarono più di 70 anni fa nel Manifesto di Ventotene, due sono le alternative: lasciarla o entrarci definitivamente.

In tutti questi anni, uno dei grandi problemi che hanno frenato lo sviluppo di un Unione Europea affine all’idea originale è stato il complicato formarsi di un sentimento di appartenenza comunitaria in grado di far superare gli ostacoli che inevitabilmente si sono frapposti nel tempo.

Si potrebbe affermare, senza alcun problema, che l’unico strumento a cui è stato assegnato il difficile compito di formare ed alimentare un senso di appartenenza alla nostra Europa sia stato l’Erasmus.

Attraverso lo scambio e la permanenza degli studenti universitari presso gli atenei di altri paesi dell’Unione, è stato possibile far conoscere le culture e le realtà eterogenee che formano l’Unione Europea, facendo sentire gli studenti, anche loro cittadini Ue, parte della stessa Comunità.

Non è bastato ed è sotto gli occhi di tutti. “Dovreste prendere in mano la torcia e militare per l’integrazione europea. Vogliamo creare un’Europa dei cittadini, ma non si può farla stando a casa. Vorrei che foste i primi attivisti del progetto europeo”, ha sostenuto Georges Dassis, il presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) durante un evento di qualche giorno fa in omaggio ai 30 anni dalla fondazione della borsa di studio europea.

L’obiettivo della Commissione è quello di ampliare i beneficiari del progetto Erasmus, già aumentati grazie ad Erasmus+ (che ha esteso il programma anche a apprendisti, professori e giovani lavoratori).

In particolare si guarda ai giovani studenti liceali (che per ora possono svolgere esperienze di studio all’estero grazie ad altri programmi non predisposti dall’Unione Europea) e ai lavoratori, senza distinzione.

“Se vogliamo che i nostri giovani si sentano davvero europei dobbiamo fargli provare in prima persona che cos’è l’Europa. Dovrebbe essere una Europa che parla ai loro cuori e non solo alle loro menti”, ha affermato Martine Reicherts, la direttrice generale per l’Educazione della Commissione europea.

In questa direzione,

il Cese, il Comitato Economico e Sociale Europeo, tra gli organi consultivi dell’Ue, ha già formulato un’opinione che prevede l’aggiunta di ulteriori criteri socio-economici, per includere nell’assegnazione delle borse di studio europee anche quelle fasce di studenti meno avvantaggiate.

Tutto ciò, e quanto si aggiungerà in futuro, non potrà però mai bastare se non siamo noi i primi, da cittadini europei, a partecipare attivamente alla formazione e al rafforzamento di un sentimento di appartenenza comune all’Unione Europea.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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